Anno M C C X C III, 495 o prodotto al Marchefe Obizzo l’acquifto di Modena: certo è, che inforfe da lì a non molto difcordia tra i Fratelli , e quella iì tirò dietro fecondo il folito delle gravi disgrazie della Cafa d’ Erte. In quello medefimo Anno fuggito da Ferrara Lanfranco Ran-gone, e venuto a Modena (a), co i Bofchetti ed altri della fua (a) Armala fazione molle a rumore la Città. Ma quei da Saduolo, i Savi-gnani, e Gradoni, capi dell’altra parte fecero tefta, e foilennero Rcr. Lidie. la Signoria del Marchefe Azzo , obbligando i Rangoni co i lor feguaci a prendere la fuga: perlocchè furono condennati e banditi. Il Marchefe Aldrovandino anch’egli fi ritirò a Bologna, dove ben ricevuto cominciò a far delle pratiche contro al Fratello Azzo tanto ivi (¿), che in Padova e Parma. Aveva eifo Mar-(k) Chrowc. chefe Azzo. fe pur non fu fuo Padre, mandato in quell’ Anno a « • . ( , — - ^ «A* vili» donar un Lione vivo a 1 Bologne». Allora il Marchefe Azzo cor- Rer. Italie. fe a Modena, e rinforzò di gente e di fortificazioni quella Cit- chromc-tà. Gli ufeiri di Pontremoli fecero nel prefente Anno gran guer • Tom.?.* ra alla lor patria , finché Habilita pace col Popolo dominante , Rer- halle. tutti d’accordo fi fottomifero al Comune di Lucca, e cominciarono a ricevere un Podertà da quella Città, laddove in addietro il prendevano da Parma. Stanco per le tante guerre e perdite il Popolo di Pifa, (c) fegretamente trattò con quello di Firenze per aver pace. (c)Giovanni Vi acconfentirono i Popolari Fiorentini per defiderio di abbaila- Villanii, 8. re i lor Grandi, che profittavano dello guerre, purché i Pifa- eap' 2' ni licenziaffero Guido Conte di Montefeltro , la cui fdgacità e valore teneva in apprendono tutti i vicini. Concorfero in queda pace anche i Sanefi, Lucchefi , e l’altre Terre Guelfe della Tofcana con alcune condizioni, ch’io tralafcio . Penetrata queda mena, il Conte Guido, parendogli d’ edere trattato con fom-ma ingratitudine da i Pifani, s’alterò forte, e ne fece di gravi rifentimenti contra di chi gridava pace; ma in fine fu co-dretto a cedere, dopo avere renduto buon conto a quel Comune di tutto il fuo operato, e de’vantaggi a lui proccurati. In Romagna (