86 ■»*>■ genere di esercizio, nel quale i nuovi isolani compariscono abilissimi lino dai primordi della loro unione. E noto già, per quanto altri avrà in quest’ opera scritto circa T origine de’Veneziani, che Padova, ricca, forte e commerciante municipio fino da’tempi romani, aveva un porto sull’Adriatico alla foce del Medoaco, e che le due isole di Prealto o Rialto e di Oli-volo, fra le quali quel fiume scorreva, e del cui alveo, a parer del Temanza, non dubbia traccia si conserva nell’odierno Canal grande, erano perciò anco allora abitate e frequentate. É dunque evidente esservi stati cantieri per fabbriche navali prima ancora del decantato Entinopo ; il che viene comprovato posteriormente, anzi alla fine del secolo quinto, da Marco Aurelio Cassiodoro, segretario e ministro di Teodorico, in quella sua lettera ( che nessuno scrittore delle nostre cose tralasciò mai di citare ) diretta a’ tribuni di queste isole nell’anno 495, cioè soli settantaquattro anni dopo la concentrazione in Rivoalto, e in cui si ricorda l’esatta perizia degli isolani nella marina, il numero de’ loro navigli, nonché l’estensione e l’attività del loro commercio. Rimangono tuttora non pochi ruderi, che, sopravanzati alle vicende de’ secoli, raffermano quanto la tradizione e le storie s’uniscono a ricordare. Qui non ci fermeremo ad annoverarli, chè lungo e tedioso ne sarebbe l’assunto : ci basta accennare che traccie d’antichissima torre di Faro, riparata già nel secolo XV, come ricorda Bernardo Giustiniano, ancora vediamo sul lido presso il porto di egual nome, che è immediatamente quel di Venezia, per cui ne’vetusti tempi il Medoaco maggiore versavasi in mare. Oltrecciò, lapidi ritrovate a santa Chiara di Venezia ; marmi disotterrati nel luogo denominato Castelforte presso San Rocco, fino a piedi 13 di profondità sotto l’odierno suolo; inscrizioni comparse nello escavare le fondamenta per la torre di San Pietro a Castello; siepi, doccie e gradinate rinvenute ai margini dell’antica isola Memmia (San Giorgio Maggiore), ed altrove ancora nel 1810; pavimenti, lastricati, indizi di coltivazione veduti colà ove da lunghi secoli nè aria nè sole più giunge; traccie di pagani delubri, di templi