292. Annali d’ Italia. zione le Città di Cefena e di Bertinoro. Durante la guerra fatta da Papa Pio II. a Sigismondo, perchè impiegò Tarmi fue in favor del Fratello, incorfe nella disgrazia di quel Pontefice. Abbandonato anch’egli dalla fortuna, ricorfe alla clemenza di Pio, ed ottenne grazia, con obbligo nondimeno, che dopo fua morte fenza figliuoli quel dominio tornaile alla fanta Sede. Per Scurezza di queiti patd predarono folenne giuramento a i Mini-ffri del Papa i Popoli di quelle Città. Avvenne appunto nel pre-fente Anno la morte d’effo Malatefla. Era in quefti tempi ito Sigismondo Signor di Rimini al fervigio de’Veneziani, e militava in Levante contra de’Turchi. Roberto fuo Figliuolo baftar-do, che nella lontananza del Padre governava Rimini, corfe immanrenente a Cefena e a Bertinoro, pretendendo l’eredità dello Zio, di modo che arrivati i Miniftri Pontifìzj per prenderne il poffeffo, trovarono chi s’era levato più di buon’ora, che effi. Tuttavia da lì ad alcuni giorni accortoti Roberto, che i Cittadini di Cefena voleano mantener la parola data al Papa, fe n’andò con Dio, e quella Città tornò in potere della fanta Sede, e non andò molto, che anche Bertinoro fece lo fteffo. In grande aniìetà ed irrefoluzione iì trovava nell’ Anno ad-(s) Cronica dietro, ficcome accennai, il Conte Jacopo Piccinino (a), per-Tom°xyw. chè il funefto efempio del Duca di SeiTa gli facea leggere nel Ra. iuiic. cuore del Re Ferdinando , benché in apparenza amico, de’ tor-v\i 'traneifci penfieri anche contra di lui, per effergli flato nimico. Ne sjon.T. a,.fcriffe a Francejco Sforma Duca di Milano, e quefti colle più Ital‘c- belle parole del mondo non folamente 1’ affidò, ma anche fi mo-jaSoldo,tutto per lui; anzi l’invitò a Milano, per unire finalmente Tom. eodem. feco Drujiana fua Figliuola, a lui tanto tempo prima prometta