Anno MCCCCXCIX; 40 i co Imperador de’Turchi non folo in Levante,'ma fino nel t nu- li, dove penetrarono que’Barbari commettendo innumerabili crudeltà. Perfona non vi fu, che non credette avere Lodovico il Moro follecitati quegl’ Infedeli contra de’Veneziani per vendicar-fi di loro, fìccome principal cagione della rovina di lui, e della felicità de’Franzefi, della quale nondimeao cominciarono etti Veneziani a pentirfi ben torto, e maggiormente poi ebbero a pentirfene ne’primi Anni del Secolo fuiìeg'uénte. Ed ecco darfi principio ne gli ultimi Mefidi quell’ Anno ad un’ altra guerra in Romagna . Era tutto lièto Papa A/eJJandro per li progreifi dell’armi Francefiin Lombardia , perchè fecondo i patti doveano quelle aiutare il Duca Valentino Tuo Figliuolo a conquirtar le Città d’erta Romagna , deftinata più d’ogni altra contrada ad ettere il magnifico Principato della Cafa Borgia. Trovò egli in quefti tempi delle ragioni di torre alla .Cafa de’Gaetani Sermonetta con altre Terre, delle quali immediatamente invertì Lucrezia Borgia fua Figliuola, Moglie in quefti tempi di Don /ìlfonfo d’Aragona Duca di Bifeglia , e dichiarata Governatrice perpetua di Spoleti, e del fuo Ducato . Pofcia fi diede il Pontefice a ipronare il Re Lodovico , acciocché preftaffe la prometta gagliarda artirtenza al Duca Valentino per la guerra difegnata contra de’Signori di Romagna e della Marca, cioè contra de gli Sforma di Pefaro, de’ Malatefli di Rimini, de’ Manfredi di Faenza, de'Riarj ■ d’ìmola e Forlì, de’ Varani di Camerino, e de’Conti di Montefeltro Duchi cC Urbino. Teneano quelli Signori con Bolle Pontifizie le loro Città : non importa ; doveano quelle cedere al bifogno di ftabilire la grandezza della Cafa Borgia; e preteili di fpogliar-ne i Padroni non mancavano a chi voleva alzare un maellofo e-difizio fopra la loro rovina : che quella fu d’ ordinario l’origine e la mira delle guerre fatte da i Pontefici di que’tempi non mai contenti, finché non alzavano i fuoi Figliuoli o Nipoti al grado e dominio Principefco, con tradire manifeilamente l’intenzione di Dio, e della Chiefa nel fublimarli a quella facrofanta Dignità. "Venuto dunque il Duca Valentino, accompagnando fempre il Re Lodovico da Lione a Milano , e fpalleggiato da i pref-fanti ufizj del Pontefice , ottenne dal Re un grotto corpo di gente, die unito colle foldateiche Pontifizie fi trovò capace sdi elèguir pofcia felicemente i di lui difegni. Dopo un Mele di dimora in Milano fe ne tornò il Re in Francia , lafciando il governo dello Stato di Milano nelle mani del valorofo Marefciallo fuo Gian-Gia-' Tomo IX- C c corno