4Q7' Conclusione dell’Opera. MEco è venuto il Lettóre oflervando i principali avvenimenti dell’Italia pestanti partati anni. SI egli da per sè fìnor non ha fatta una riilefliene affai facile, naturale, ed importante, gliela ricorderò io prima di congedarmi da lui. Ed è quella, che chiunque-ora vive, per quel che riguarda pubblico italo delle cofe, e non già il privato d’ogni particolare perfona, a-vrebbe da alzare le mani al Cielo, e .ringraziare Iddio d’ eiìère nato piuttofto in quefto, che ne’Secoli da me fin ora deferita*. Non mancarono certamente anche ne’ lontani tempi alcuni Principi buoni,.vi furono talvolta continuati giorni di Pace, magni-* fici fpettacoli e delizie. Nè li può negare , che ne gli ultimi predetti Secoli, cioè dopo il mille e cento, di gran lunga abbondafie più l’Italia di ricchezze, che oggidì. Tuttavia coniìderando all’ it>groiTo que’tempi , nulla vede, chi non vede il gran divario, che parta fra quelti e quelli. Miravanlì allora tanti piuttofto Tiranni, che Principi, crudeli fin col proprio fangue , non che ver-fo i lor Sudditi - Oggidì sì moderati, sì benigni, sì clementi troviamo i Regnanti. Per lo più tutto era allora guerra, e guerra fenza legge, andando ordinariameme in groppa con erta i fac-cheggi, gl’ incendj, ed ogni forta di ribalderie . In quefto infelice ltato abbiam lafciata poc’anzi l’Italia, e per moltiffimi anni vi continuò, erta dipoi. Per lo contrario, le oggidì guerra iì fa ( e * pur troppo iì fa con'aggravio di molti paeiì ) pochi ion quei Monarchi e Generali, che fi dimentichino d’ eiìere Criftiani, e di guerreggiar con Crirtiani. Del reito un invidiab.il tranquillità s’è lungamente goduta, e ne fono itati partecipi anche i giorni no-itri : bt:ne temporale, che non fi può abbaftanza apprezzare. Che terribili, anzi inditibili fconcerti e difaftri poi producerte una volta la frenefia delie Fazioni Guelfa e Ghibellina, noi p,uò concepire, fe non chi legge le Storie particolari delie Città'Italiane, e truova come fortero frequenti nel pubblico e ne’ primati le nemi-cizie, gli omicidj, prepotenze, gli efiij, e i capeftri. Per mi-fericordia di Dio reftò in line libera da tante perniciofe pazzie l’Italia, nè più v’ h3 Città, da cui fia per querto .bandita la quiete e la pubblica concordia. A cagion delle guerre fuddette, e della poca cura degl’italiani, francamente una volta s’introduceva in quelle contrade la Peitilenza, e portando la defolazione dapertut-to, col penetrare d’uno in" un altro paefe, era divenuta oramai C C 4 un