Anno MCCCCXLVIII. 117 Pandino; e quantunque Cremona fi trovaiTe in molte anguille, e pericoli per le continue moleftie dell’Armata navale de’Veneziani: pure premendo più a’Milanefi Lodi, che Cremona , gli convenne paflar coll’ efercito fotto quella Città. Nulla quivi avendo fatto, andò a Cafalmaggiore, dove s’era ritirata e fortificata la fuddetta Flotta Veneta, comandata da Andrea Querino, e da Niccolò Trivifano. Nè perchè veniffe a poftarfi in quelle vicinanze Michele Attendalo, General Veneto dell’Armata di terra, lafciò egli di affalir la loro Flotta. Fece a que-fto fine difcendere per Po l’Armata de’Galeoni Pavefi, e dopo aver la notte fatto piantare dieci cannoni fulla riva del Po, nel dì 16. di Luglio cominciò a far giocare le artiglierie, che faceano grande ttrage de’Veneziani. Non poteano andar innanzi, nè retrocedere i Galeoni Veneti, ed effendo durata quella tempeila tutto il dì, nella notte il Querino, dopo aver fatti trafportare in Cafalmaggiore l’armi e le robe delle navi, con fette Galeoni e una Galea fe ne fuggì, avendo prima fatto attaccare il fuoco al refto delle navi : il che fu una perdita c danno immenfo per li Veneziani. Arrivato a Venezia fu meffo a ripofar ne’ Camerotti, e condennato a tre anni di prigionia. Ando’ pofcia nel dì 29. di Luglio il Conte Francefco all’al -fedio di Caravaggio, e furono a vifta le due Armate nemiche * anzi vennero a caldifiìme mifchie ne i dì 15. e 30. d’Agoito , che coilarono molto fangue all’ una e all’ altra parte. Stava foite a cuore a i Veneziani la confervazione di Caravaggio , oltre al parer loro di perdere la riputazione, fe lo lafciavano cadere fotto gli occhi della loro Armata, che tra fanti, cavalline cernide afcendeva a circa venti quattro mila perfone. Benché foiTero divedi i pareri de’Capitani, pure appigliatili a quello del Conte Tiberto Brandolino, comandarono ai loro Generale di venir ad un.fatto d’armi. All’Alba dunque del dì 15. di Settembre ordinate le fchiere, improvvifamente diedero principio alla zuffa .in tempo, che il Conte Francefco afcol-tava Meffa, 0 pure pranzava. Paffata per una palude molta cavalleria Veneta, cioè per dove ron afpettava il Conte alcuna moleltia, arrivò fino al di lui padiglione, e quafi mife in rotta la di lui gente. Ma fi cangiò dopo gran combattimento il vifo della fortuna. Due mila cavalli fpediti dal Conte per un bofco , nè fcoperti, arrivarono addoffo alla retroguardia P 2 del