XXXIV » narj, mentre io ferivo per una cometa, che fi vede nel Febbrajo » di quell’anno 1744. — ; benché molti per noflro avvifo avendo no-» tate le infauiìe confeguenze anche di quell’ ultima, faranno d’ o-» pinione, potere flar beniifimo d’accordo e periodo regolato, e or-» dinario avvifo di guai non piccoli * Non fiamo già altrettanto d’ac-» cordo con chiunque fi ride, o diffimula gli effetti fanelli delle cen-» fure Pontificie. Perciocché di quefle aitai terribili gli abbiam no-» tati per l’addietro , anche nella vita mortale di molti, che parti-» ron da eifa legati in terra dalla fuprema Autorità, e fi trovarono » infallibilmente legati anche altrove. Del reflo anche Ximperio tem-»porale cosi angufto, come lo vuole il Sig. Muratori, non fu poi »talmente riftaurato, e aiìbdato da Martino, che niente rimane ile ♦> a fare a’ Succeffori. Oprò egli molto, ma non tutto potè ottenere. » Bologna, una delle principali Città della Chiefa, la lafciò ribelle » col Legato rifugiato in Cento. La rappattumò per hreve tempo » Eugenio IV. fucceduto a Martino l’anno 1431. e l’anno 1434. la » troviamo di bel nuovo in rivolta. Celiarono in lei le interine dif-» cordie il’anno 1438. perchè re ilo invafa dal Piccinino d’ordine del »Duca 'di Milano, e traife feco nella ribellione dalla Chiefa Imo-» la, e Forlì. Niccolò V. amatiifimo da’ Bolognefi, di cui era flato » Vefcovo, ridufTe veramente all’ubbidienza quella Città. E di quelito Pontefice favellando il nollro Annalifla fa vedere, che none’ » ingannammo in chiamar lode apparente quella di Martino V.Nou » cercò, egli dice —la dubbiofa gloria de’Papi, che prefufero tanti » tefori in guerre, ma bensì procurando di mantenere i fuoi popoli » in pace, e di far loro godere quelle rugiade, che Dio gli avea » mandate in congiuntura del Giubileo —. Quelli gerghi villi anche » in altre occafioni, in buon Tofcano formano il parlare furbefeo, » e il Trafleverino, fecondo Meo Patacca. Che relazione ha ¡la ru-»giada alle oblazioni de’Fedeli! Oltre di che è egli male informa-»to, fe crede colar tefori in mano del Papa l’anno del Giubileo. » Ma non perdiamo il filo con digreffioni. »Torna bene, che fi rammenti una delle principali imprefe di » Martino per iflabilire, e aflòdar l’imperio temporale della S. Sede. » Dice il Sig. Muratori, ‘che morti 1’ anno 1430. i due fratelli Carlo, » e Malateila , fu divifa la Signoria de’ Malateili fra tre figli illegit-» timi di Pandolfo altro fratello , cioè Roberto, Sigismondo, e Ma-» lateila Novello ; e che il Pontefice profittò della loro difeordia » con mandar tue genti d’arme ; onde riebbe Borgo S. Sepolcro , » Ofimo, Cervia , Fano, la Pergola, e Sinigaglia. Quella imprefa, » e quella dell’Aquila, quando feonfìtto e uccifo Braccio, il Ponte- » lìce