Anno MCCCCLII. 149 fenza aver fatta conquida o combattimento di qualche rilievo . Altrettanto fecero dal canto loro due nemiche Armate, che erano fui Brefciano, giacché i Veneziani sfidati dal Duca Francesco fui principio di Novembre ad una giornata campale, accettarono bensì la sfida, e furono in ordinanza di battaglia-; ma poi fi ritirarono ^ fenza far altro, fpargendo voce, che etto Duca non volle il giuoco. Confetta Porcello ne’fuoi Commentar; (a), benché parziale de’Veneziani, che quelli, e non già (*)Pontili il Duca di Milano, quei furono, che fehivarono l’azzardo del fatto d’ armi. Sapeano , che la fortuna andava troppo d’ accor- r/ jiaiic. do col valore, e colla militar maeflria di Francefco Sforza. In quefti tempi il Come Tiberto Brandolino , valorofo Condottier d’ armi, effendo terminata la fua condotta co’Veneziani, pafsò colla fua gente, cioè con mille e ducento cavalli, e cinquecenti fanti, al fervigio del medefimo Sforza. Poco 'efatto fi fòorge Lorenzo Bonincontro in ifcrivendo (¿) fotto il prefente Anno, (b) fonine: che venuti a battaglia i Veneziani collo Sforza, e con Lodovi- R^'iuiu!*' co Marchefe di Mantova, rimafero fconfitti, ed eflére refiati prigioni in quel conflitto fette mila cavalli, Giovanni de’ Conti, e molti altri Capitani. Appartien quello fatto all’Anno feguen-te, e fu di gran lunga meno il danno de’Veneziani. Anno di Cristo mccccliii. Indizione & di Niccolo’ V. Papa 7. di Federigo III. Imperadore t. TUttoche’ Francefco Sforma fotte quel quel grande Eroer che convien confettarlo, e già fignoreggiafle tutto il Ducato di Milano, pure fi trovava in iftato da non poter competere, nè durarla lungo tempo colla fuperior potenza della Repubblica Veneta y sì perchè troppo indebolito a lui pervenne lo Stato di Milano, e sì perchè nel medefimo tempo gli conveni- . va foilener la guerra anche contra- Lodovico Duca di Savoia, e contra di Guglielmo di Monferrato. Anche i Signori di Correg- m. gio dal canto loro faceano guerra a gli Stati di Parma e di\ Simorut. Mantova. Unitamente dunque tanto egli, come i Fiorentini (c)sfon/t^ì,, fi tivolfero a Carlo VII. Re di f rancia, pregandolo d’aiuto,- e Tom. n. fecero gli occorrenti maneggi per tirare in Italia Renato Duca RcrpItalir' d'Angiò e di Lorena, che tuttavia ufava il titolo di Re di Si- & auflUf' cilia