Anno MCCCCXV. 75 fegnare il fuddetto Papa Giovanni, che s’era ritirato a Brifac-co . Tanto egli fece, (a) che il Duca, da rigoroiì editti collret- (a) Gobdiìn, to, e già lpogliato di moltifìime fue Terre e Città, fi riduffe in-‘ Cof*odr' a conlègnarlo nel Mele di Maggio, e il fece condurre nelle vicinanze di Coilanza, dove fu ritenuto fotto buona guardia. (b) Gli furono intimati i capi delle accufe, enei dì 29. di Mag- T/l(odo( gio fi procedette contra di lui alla fentenza della depofizion del ¿e nìem°ìK Papato, e alla prigionia, per far ivi penitenza. Portato a luiJohanm zj. quello decreto, vi s’acquetò, e promife di non appellacene mài. Nella flefla maniera fu pubblicata la fentenza di de dubbiofi , e perturbatori della Chiefa . A quello avvilo elfo Papa Gregorio , che avea buon fondo di Virtù , nè finora s’era mai indotto a rimediare al bene della Chiefa, perchè troppo alfedia-to e ritenuto dalle contrarie infinuazioni de’fuoi Parenti, allorché ebbe intefa la caduta di Baldaflare Coffa, appellato finora Papa Giovanni XXÌI1. conofcendo oramai difperato il cafo anche per sé, e ricevuto buon lume da Dio, fpedì a Coflanza Car- lo de Malatejìi con plenipotenza, e con autentica ceffione del Papato . Arrivato colà il Malatella nel dì 4. di Luglio, con giubilo univerlale de i Padri del Concilio lefle e pubblicò la fo-lentie rinunzia fatta da elio Angelo Corrario , al quale per quello lodevole e fpontaneo atto fu lafciata la Porpora Cardinalizia, e conceduto, fua vita naturale durante, il Governo della Marca d’Ancona. Ed egli da che ebbe intefa la ceffione fua accettata nel Concilio , trovandoli in Rimini, fatto un l’olenne Concifloro, generofamente la confermò, e depofe la facra Tiara , e tutti gli ornamenti Pontificali , ripigliando il titolo di Cardinale Vefcovo di Porto. Vi reflava da vincere Pietro di Luna, chiamato Benedetto XIII. Ritirato collui a Perpignano, quivi fe ne llava efercitando la fua autorità fopra coloro, che feguitavano a tenerlo per Papa, come gli Aragonefi e Cafligliani. Tanto egli, quanto Ferdinando Re di Aragona e di Sicilia, pregarono con loro Lettere il Re Sigismondo di volere portarli a Nizza, dove anch’effi fi troverebbono, per tener ivi un congrefl’o, e trattar della ma^ niera di pacificar la Chiefa. Sigismondo, Principe piiflimo , e principal promotore di quella grand’opera, àffunfe il carico di pattar colà,.non badando al lùo grado, nè a. fpefe, a difallri tra di Gregorio XII. e Benedetto XIII. ficcome e pericoli, purché ne vernile del bene alla Chiefa di Dio. Me- nan-