Storia generale condusse alla pressoché inutile vittoria di Lepanto, se ne conchiuse un’ altra, questa volta senza l’intervento di Spagna ; ed il 25 aprile 1684, mentre il doge Giustiniani assisteva coll' ambasciatore imperiale conte di Thurn alla messa nella basilica di S. Marco, giunsero le ratifiche del patto sottoscritto dall’Imperatore e dal re eli Polonia. Terminata la messa, la guerra fu dichiarata ; è questa la prima che la Serenissima di Venèzia indicesse al Turco, perchè nelle numerose precedenti, i sultani erano stati sempre primi a bandirla. Lungo il Danubio lo sforzo della Cristianità or percuoteva acerbamente gli Osmani. Venezia coll’ entrare a parte della Lega ed assumerne col Pontefice, con Malta e col Granduca di Toscana il carico navale, serviva all’ uopo desiderato di segnalata militare diversione. Il comando supremo delle armi venete fu affidato a Francesco Morosini, a colui che così strenuamente aveva condotta la guerra di Candia e che meglio d’ogni altro poteva amministrare una campagna contro il Turco. Il Senato Veneto chiamò a sussidiar Morosini in qualità di generale da sbarco il friulano conte Carlo di Strassoldo; e siccome i Morlacchi potevano approfittare delle imminenti ostilità per disturbare le terre veneziane in Dalmazia, Venezia armò una seconda squadra che affidò a Luigi Pasqualigo e ad Antonio Zeno ; una terza squadra andò in comando ad Alessandro Molino, capitano straordinario delle navi, con istruzione di pronta comparsa della sua flotta veliera nel-l’Arcipelago per minacciarvi eventualmente i Dardanelli. I padri della Repubblica determinarono che le forze si componessero di 24 vascelli, di 6 galeazze e di ‘28 galere. Rimanevano, come di ragione, intatti i soliti armamenti annuali intitolati : Guardia deI Golfo e Guardia del Regno, pur sempre dipendenti dal capitano generale, capo supremo ed arbitro del modo di condurre la campagna. Gli arruolamenti delle milizie si fecero oltremonte ed oltremare, nonché in terraferma italiana e nelle isole Ionie veneziane^ dove si reclutarono duemila greci. Il Morosini, vestito 1’ abito generalizio nel monastero di San Giorgio, s’imbarcò dirimpetto alla piazza di S. Marco sulla galera bastarda capitana ed il 10 giugno del 1684