Anno MCCCXXIX. m9 Giovanni XXI1. era Eretico icomunicato , deporto, ed omicida , efaltando poi alle ftelle YAntipapa Niccolò. Una gran Fazione di Frati Minori col loro Generale Fra Michele da Cefena era allora troppo inviperita contra del Papa per alcune ridicole qui-ftioni della lor povertà. Accadde ancora che nel dì i. di Febbraio il Capitano Pontificio del Patrimonio con gli Orvietani (a) , credendoli d’occupare la Città di Viterbo, v’entrò oftil-(»¡Giovanni mente; ma vi rimafe iconfitto. Oltre a ciò il Conte di Chia-ramonte, creato Marchefe della Marca d’Ancona dall’ Antipa-1 122. {>a, con gente del Bavaro e con gli altri Ghibellini, entrò nel-a Città di Jefi ; e prefovi Tano , che la Signoreggiava, o più tortola tiranneggiava, col credito d’eiì'ere uno de’primi Caporali de’Guelfi, gli fece tagliar la tefta. Albertino Muffato at-tefta, (¿) che erto Conte s’impadronì della maggior parte del-0) Alh^u la Marca. I Romani aneli’ eiìì, perchè ¡pativano gran careftia, ludivi't-nè Guglielmo da Ebole Vicario del Re Roberto, e Senatore allo- Bavar. fa di Roma,. provvedeva al loro bifogno , alzato rumore, il cacciarono vituperofamente dalla lor Città, e crearono Senatori Stefano dalla Colonna, e Ponciello de gli Orfini, che fep-pero ben provvedere di grano quella Città. Finalmente i Tarlati di Pietramala, Signori di Arezzo e di Città di Cartello, portenti Ghibellini, s’impadronirono di Borgo S. Sepolcro, togliendolo alla Chiefa., In tale flato di confusione li trovava l’Italia, quando a tutto un tempo fi vide andare in depreffione il Bavaro col fuo Antipapa, e riforgere gli affari di Papa Giovanni, (e) I primi ad (c) Raynau-abiurar l’uno e l’altro furono Rinaldo ,. Obi^o , e Niccolò Fra- d£*c£rn*ld * telli, Marchefi Ellenfi,. Signori di Ferrara , Rovigo , Cornac- Ann. 1328, chio, ed altri Luoghi., Non potendo erti accomodarli più alle num- J4-flravaganti ed empie azioni di Lodovico il Bavaro, maffimamen-te dopo la deteftabil creazione dell’Antipapa, cercarono fin 1’ Anno precedente di metterli in grazia del Pontefice, e gli fedirono Ambafciatori ad Avignone con efpreffioni di tutta umiltà offerendofi a’fuoi fervigi (d). Il Papa, duro finora con effi, ( «1 )Ctonie* al confiderare il proprio pericolofo flato per le tante novità d’ E^cxv Italia, li ammollì, facilmente verfo di loro. Fecefi conolcere r™'’ìuiL. ( e ci volea ben poco ) che non erano que’ miscredenti ed Eretici, che venivano fpacciati ne’falli proceffi fabbricati contra di loro. Però il Papa, dopo ricevuta la confeffione,. che effi ri-conofeevano Ferrara per iflato indubitato della Chiefa Romana y.