Anno MCCCIX. 4) fu dato alla luce dal Leibnizio ( a ) , lafciafle Roberto Erede di (a) Ldinìt; tutti i fuoi Stati,'giacché dovea coniìderare affai provveduta la q^/jÒ l Linea del Re d’ Ungheria , par bene , che foffe ben’.appoggiata la numi *». pretenfion del medefimo Roberto. Per atteffato di Bernardo Guidone , fu egli coronato in' Avignone Re di Sicilia ( benché fola-mente comandaffe al Regno di Napoli ) nella prima Domenica d’Agofto dell’Anno preiente , e non già nella fella della Natività della Vergine, come fcrive Giovanni Villani. E il Papa liberalmente gli condonò le fomme immenfe d’oro, delle quali il Re Carlo fuo padre andava debitore alla fanta Sede . Quel che è Arano , fecondo i documenti accennati dal Rinaldi ( b ) , feguì una (b) Raynau* fegreta convenzione fra Papa Clemente e Giacomo Re di Arago- d£^ieJ4nnaL na, che. effo Re, oltre alla Sardegna e Corfica, delle quali erahunc. Ann. {lato inveftito da Papa Bonifa7xio Vili, conquiftaffe ancora Pifa§,;2-i> coll’ Ifola dell’Elba, e la riconofceffe poi infeudo da i Romani Pontefici : vergognofa conceffione, trattandoli di ij>ogliare fenza ragione alcuna il Romano Imperio d’una sì eofpicua Città, e quel Popolo della fua Libertà. Se follerò ancora aitai ragionevolmente concedute al medefimo B.e le Decime del Clero , per impiegarle in levar la Sardegna e Corfica a i Pifani e ad altri Principi Criiliani, io non mi metterò a ricercarlo. Fiiiquì l’innata faviez-za de’Nobili Veneziani avea faputo così ben regolare e tenere unita la lor Città, che quando tant’ altre libere Città d’Italia bollivano per le difcordie cittadinefche, 'ed erano divife in Guelfi e Ghibellini, fola effa era felice e gloriofa per la fua mirabil’unione, ancorché non foffe efente da diverfità di genj e fazioni: del che fu anche lodata dallo Storico Rolandino nel precedente Secolo. Ma in quell’Anno patì anch’effa un’ecliffi. Baiamonte Tie-polo, capo della fazione Guelfa, fece una congiura con altri di Cafa Querina e Badoera contra di Pietro Gradenigo Doge ( c ) , e (c) Marino nel dì 14. di Giugno fcoppiò quello incendio. Vi fu gran combat- ^anat0 ¡ftor. timento , ma in fine dopo la morte di molti rellò fconfitto Baia- R^hàlic' monte, il quale fcampò colla fuga . Simili fedizioni le abbiam vedute familiari in altre Città ^ fu quella confiderata come llrava-gante cofa in V enezia, e ne dura quivi anche oggidì con orrore la memoria. A cagion d’effa furon mandati a confini affaiiTxmi (d) Giovai. Nobili e Popolari di quella infigne Città . Era in quelli tempi u^Téi, Guido dalla Torre in auge di fortuna, ficcome Signore perpetuo Corio di Milano.e-di Piacenza, con affai amici e collegati . d’intorno. di Mi‘-Scrivono ( d ), che volendo faper nuove di Matteo Visconte , iìanoed altri, qua-