Clemente XI. 1700-1721. Capitolo VII. considerati questi riti come piuttosto indifferenti, e il conflitto sorse appena quando sopraggiunsero i francescani e i domenicani. 1 Un’altra questione invece era oggetto di vivace discussione fra i primi missionari. Penetrando più addentro nella vita spirituale cinese, i gesuiti furono presi da stupore quando trovarono negli antichissimi libri canonici, base deH’insegnamento, un’idea di Dio così pura, quale si sarebbe cercata invano presso qualsiasi altro popolo. I cinesi non avevano alcun Olimpo nè favole degli dei, come i greci, i romani o gl’Indu. Essi riconoscevano un Ente supremo, pensato come persona che regge il mondo, che tutto prevede e che ricompensa e punisce. Il fare sacrifici a lui era riservato all'imperatore, chè l’uomo comune del popolo non poteva arrogarsi tale dimostrazione di culto. Vero è che oltre questo Ente supremo venivano fatti segno di venerazione da parte dell’imperatore anche gli spiriti dei monti, dei fiumi e di uomini celebri e che al popolo era permesso il culto pubblico del genio tutelare di ogni villaggio e prescritto ad ogni famiglia il culto degli antenati. Tutti questi spiriti però erano subordinati allo spirito supremo, cosicché la religione originaria cinese, a parte posteriori confluenze tavistiche e buddistiche, poteva a ragione venire qualificata come monoteismo.2 I primi missionari gesuiti perciò, per indicare il vero Dio mantennero i nomi coi quali i cinesi indicavano il loro Ente supremo, in modo simile come gli apostoli secondo il procedimento della traduzione greca del Vecchio Testamento, applicarono senza scrupoli la parola greca Theós come indicazione del vero Dio. Diversamente stavano le cose nel Giappone, ove nessuno dei nomi indigeni di Dio appariva adoperabile per il vero Dio* e 1 * Ivi. Il IH agosto 1637 il viceprovinciale ilei gesuiti scrive da Pechino: «Magnum strepitimi Fratres li frati] mine excitarunt Manilae cimi suis l-1 (13) interrogationilms circa puncta, in quibus minor erat difflcultas, et n»s omnes consentiebamus ». Ivi. s I testi dai libri sacri in Wieqer, Histoire 11 ss., 107ss. «Il ressort avec évidence de ces textes, que le Souverain d’en haut, le Oiel, dont ces anciens parlent ainsi en l’an 2002, était pour eux un être personnel et intelligent. 11 est clair aussi, ¡par les attributs généraux qu’ils lui donnent, qu'ils le coir sidéraient comme le maitre universel, non comme le législateur de leur race seulement » (ivi 14). — « Tinis tlie two characters show us the relitigion of tbe ancient t'hlneee as a wouotheism ». Ancora oggi il contadino cinese conosce l’ente supremo sotto il nome di ” Laotienye ”, ma non lo invoca (5U Toubcheb missionario nel Celi sud orientale, negli Études CXXV [1900] 790 s.). t’ir. Legge loc. cit. Allen Gïles, professore di cinese a Cambridge opina nella ilnciclop. Britannica VI 174: «tlie earliest traces of religious thought and practice in China point to a simple monotheism ». 8 Colà Francesco Saverio come nome di Dio aveva usato da principio il giapponese « Dainici », ma poi, ammaestrato da cattive esperienze, aveva scelto