332 Clemente XI. 1700-1721. Capitolo VII. Il giorno seguente Appiani cercò da principio di tener lontani i mandarini dichiarando che Tournon aveva preso una medicina. Tuttavia essi vennero poi fatti entrare ed essi insistettero per avere una dichiarazione scritta circa i motivi per i quali il patriarca era venuto in Cina. Tournon diede la dichiarazione, ma senza accennare nemmeno con una parola alla proclamazione imperiale e al conflitto fra i missionari. L’imperatore stesso nella solenne udienza del 31 dicembre ripetè le domande dei mandarini, promettendo di voler dare ogni informazione, ma Tournon nella sua risposta non disse sillaba del conflitto sui riti e del significato dei libri classici.1 Il 1° gennaio 1706 i mandarini si presentarono un’altra volta, ma ricevettero soltanto l’informazione che se le condizioni di salute del Tournon lo permettessero, egli dedicherebbe alla cosa la sua attenzione. Il giorno dopo il gesuita Chiliano Stumpf si permise di parlare francamente col patriarca. Non volesse il legato — così egli s’espresse — rifiutarsi di udire l’imperatore circa il significato dei riti e dei testi cinesi. Essere impossibile di mettere da parte i cinesi e di cercare la soluzione di tali problemi presso europei, dei quali nessuno in Cina supererebbe l’esame per il baccalaureato. Anche gli avversari dei gesuiti erano ridotti ad appoggiarsi su testimonianze dei cinesi. Il legato rispose che bisognav i certo appoggiarsi su testimonianze cinesi, ma soltanto su testimonianze di morti poiché i vivi erano pieni di lusinghe e non dicevano quello che esigeva la verità, ma soltanto il loro interesse. Questo era il principio di Yisdelou il quale voleva decidere le questioni contestate soltanto con l’autorità dei libri. Frattanto il tempo passava, senza che si fosse andati avanti di un passo. I gesuiti pensarono perciò che il vescovo di Pechino Bernardino Della Chiesa potrebbe per incarico del legato ammalato regolare i punti di minore importanza e particolarmente il Chiesa potrebbe giudicare nelle debite forme circa i document'. nell’archivio dei gesuiti. Tournon invece rispose di voler decidere tutto egli stesso e che gli si presentassero proposte sui singoi; punti. I gesuiti pregarono allora che dovessero venire esaminati la dichiarazione imperiale e altri documenti, la metà dei quali in numero di 45 erano registrati in un elenco. Dopo di ciò il legato decise che Maigrot dovesse venire entro 4 mesi a Pechino, P('r fare la sua deposizione circa la dichiarazione imperiale. Così la decisione era di nuovo differita di quattro o cinque mesi. Ma nel frattempo la questione non dormiva. Il capo d’anno cinese diede occasione ai cristiani di presentare al legato i l°r0 i Stttmpf, § 3.