100 Clemente XI. 1700-1721. Capitolo IV. Maura.1 Nonostante la esiguità di questi vantaggi, il successo della campagna venne tuttavia stimato molto alto perchè almeno aveva impedito la perdita di Corfú. Corfù infatti appariva come l’ultimo baluardo del mondo cristiano nel Mediterraneo contro la potenza degli osmani e la perdita di quest’isola sarebbe stata, specialmente per l’Italia, di danno incalcolabile. In queste circostanze si comprende come Clemente XI, per quanto si dolesse che la flotta turca si fosse tratta in salvo,2 il 12 settembre promovesse in S. Maria in Vallicella una funzione di ringraziamento, nella quale egli stesso celebrò la messa e l’ufficio solenne e fece esporre le reliquie di san Spiridione, patrono di Corfù. Il 15 venne cantato un « Te Deum » all’Anima, al quale assistette il sacro collegio e nel pomeriggio si recò nella chiesa nazionale tedesca anche il Papa. Il giorno seguente egli celebrò nella sua cappella una messa funebre per gli ufficiali e i soldati austriaci caduti.3 In memoria della liberazione di Corfù venne coniata una moneta commemorativa, il cui verso mostra la Vergine Maria, « ausiliatrice dei cristiani » che distende il rosario sopra la flotta cristiana.4 Non era costume del principe Eugenio di riposare sugli allori. Appena ottenuta la vittoria presso Petrovaradin, egli decise di volgersi contro Temesvàr, la capitale fortificata del banato, la cui difesa era affidata a Mustafà Pascià, uno dei migliori generali del sultano. La fortezza che giaceva in una regione paludosa venne bloccata alla fine di agosto del 1716, e nei primi giorni del settembre cominciò il bombardamento. Il 23 dello stesso mese venne respinto l’attacco di un esercito di sbloccamento turco. Ma la guarnigione che constava di 18000 uomini di truppe scelte si difendeva con ostinata tenacia. Il Io ottobre però venne preso d’assalto un sobborgo e il 13 la guarnigione capitolò, verso libera uscita. Con la caduta di Temesvàr la conquista del Banato si potè dire decisa. L’amministrazione austriaca in breve tempo trasformò questo paese, fino allora deserto, in un fiorente giardino, nel « paradiso dall’Ungheria ».5 Fu nel campo di Temesvàr che il principe Eugenio ebbe notizia dell’alta onorificenza che il Papa gli aveva conferito. Siccome 1 ZlNKEISEN V 52S ss. ; Pometti XXIII 272 ss. 2 Cr.EHENTis XI Opera, Epist. 2173. Cfr. Pometti XXIII 274. Quali speranze andassero associate alla spedizione marittima del 1716 risulta dalla lettera deirareivescovo di Ragusa G. B. Conventati a Paolucci in data 24 luglio 1716: «Clemente XI farà cose grandi come Pio V»; v. G. Gentilizza, Lettere dell'arcivescovo di Ragusa O. B. Conventati, Roma 1906, 8. a Budeb III 479 ss. * Venuti 338 ; Guglielmotti, Ultimi fatti 5S s. o Arneth, Prinz Eugen II 402 ss. ; Zinkeisen V 534 ss.