247 tempi, nel comportamento delle cose e nell’intima coscienza degli uomini. Dalla parola del diacono Giovanni (la sola testimonianza autorevole) si ricava non dubbia sensazione che tra il governo costantinopolitano e il ducato veneto non sussisteva più alcun vincolo di dipendenza. Nella mente dello storico nazionale, come in quella degli uomini politici contemporanei, l’indipendenza era esistita fin dalle origini; il governo ducale era stato costituito in completa libertà, per volontaria scelta, ed era vissuto in questo ordine di libertà. Naturalmente dagli uomini veneziani i rapporti veneto-orientali erano sentiti con questa convinzione : essi eran indotti a ridurre il contenuto dei valori politici nello schema di una teorica pregiudiziale di assoluta indipendenza. Narra dunque il cronista veneziano che, poco dopo la guerra veneto-slava e la conferma dei patti carolini, forse nell’840, capitò a Venezia da Costantinopoli il patrizio Teodosio e recò al duca Pietro l’investitura della dignità di spatario, come è possibile esattamente controllare (1). Quale significato si deve attribuire a questo gesto, che, secondo le espressioni dello storico indigeno, sembra risalire a spontanea iniziativa del governo orientale ? Il conferimento dell’ onorifico titolo era simbolo dell’ alta sovranità, mai dimessa, ovvero viatico del postulante (2) ? Il messaggero costantinopolitano, continua il cronista, prolungò il soggiorno veneziano per un anno intero e rivolse viva istanza al duca veneto da parte dell’imperatore di voler associarsi alla campagna navale contro i Saraceni nel basso Adriatico intrapresa dal governo orientale (3). A qual titolo la domanda era avanzata ? (1) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 113 : hoc denique tempestale (certo dopo maggio 840) Theodosius patricius, Costantinopoli ad Veneciam veniens, spatharii honoris investituram Petro contulit duci. (2) Si rilevi la contaminazione dell’intitolazione ducale dux et spatha-rius Veneticorum nel diploma del 1 settembre 841 (M. G. H., Capit., II, 136 ; Documenti cit., I, 109). (3) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 113 sg. : integroque ibi anno commo-ratus est, ex imperatoria parte eundem ducem efflagitans, ut expedicionem Sarracenos ad expugnandos sibi adtribuere rum recusaret ; quod libenter dux facere non denegavit. Cfr. Gay, L'Italia meridionale oit., p. 55.