282 Clemente XIV. 1769-1774. Capitolo V. sufficienza della sua autorità in quella circostanza.11 gesuiti rimasero dapprima assolutamente sgomenti, ma finirono, dopo più matura riflessione, coll’adattarsi alla propria sorte.2 I loro partigiani, che prevedevano le conseguenze dannose per la religione e l’educazione, risolsero, nell’ar lore del primo momento, di respingere apertamente il rescritto pontificio. I vescovi si lusingavano invece nella speranza di poter adibire ai loro seminari le scuole e gli averi dei gesuiti, e d’altra parte non erano malcontenti della scomparsa di un elemento che si sottraeva interamente alla loro autorità.3 Il malcontento durò ancora a lungo, e, caso singolare, persone delle più disparate opinioni si trovavano concordi ciascuno a modo suo, nel ritenere che la soppressione dei gesuiti avrebbe arrecato gravi danni, o per lo meno seri pericoli alla religione.4 A provvedimenti severi e precipitosi spingevano soltanto quei magistrati, i quali pensavano di sfruttare l’esasperazione del paese per introdurre Vexequatur e per limitare o addirittura abolire la giurisdizione della nunziatura.5 1 * Il re « tennesi sempre fermo nel suo proposito, cioè di non avere tanta autorità da fare un coup d’éclat in faccia a una nazione, gelosissima della libertà delle stampe, e amareggiatissima della estinzione dei gesuiti ». Garampi a Pallavicini, 24 novembre 1773, ibid. 2 * Garampi a Macedonio, 22 settembre 1773, loc. cit. Nell’eccitazione del primo momento i gesuiti fecero portare alla Dieta dal noto Wirwicz S. J. la dichiarazione di esser pronti a trasferire i loro beni alla repubblica e a continuare gratis l’insegnamento, colla sola condizione che il re e la Dieta non avrebbero concesso l’esecuzione del Breve di soppressione. Zalenski-Vivier I 50. 3 * « Nè sono per altra parte malcontenti [i vescovi], che cessi un corpo di esenti, che per il credito universale, che godeva in tutta la nazione, era anche ad essi formidabile ». Garampi a Macedonio, 22 settembre 1773, Nunziatura di Polonia, 58, loc. cit. 4 * « Non le parlo nè delle mormorazioni che qui si fanno nè dei gravi danni, o almeno pericoli, che l’operazione attuale può cagionare non solo alla pietà, ma anche alla religione in questo regno. Cosa singolare ! E i devoti, e i libertini, e gli amici della Società e i nemici, anzi e i cattolici e molti dei dissidenti si riuniscono negli stessi sentimenti » (Garampi a Pallavicini, 3 novembre 1773, loc. cit. 113). Quando, nel 1775, si trattò di estendere anche alla Polonia la diminuzione dei giorni festivi concessa all’Austria, il Garampi sconsigliò dal procedere affrettatamente, per non aumentare ancora il discredito nel quale era caduta la Santa Sede dopo la soppressione. * « Ora un Indulto che si dasse così subito sulla forma dell’austriaco . . . screditerebbe moltissimo la Sede Apostolica. Pur troppo, a dirle in confidenza, ne abbiamo sofferto colla soppressione dei gesuiti. Ognuno vede la dilapidazione e rapina, che si è fatta dei loro beni. Ognuno vede, che l’istruzione e la educazione della gioventù, hanno ricevuto un gravissimo colpo, e che la religione stessa, nonché la pietà, ne soffriranno con l’introduzione di professori o dissidenti o cattolici di nuova moda, sicché, eccetto quelli che hanno partecipato delle spoglie gesuitiche, niuno è che non riguardi la soppressione come una nuova calamità per il morale della nazione ». Garampi a Pallavicini, 9 maggio 1775. Cifre, ibid. 316. 5 * Garampi a Macedonio, 22 settembre 1773, loc. cit.