Federico II e i gesuiti. 321 riconosce chiaramente l’influsso della letteratura polemica che si diffondeva dal Portogallo e dalla Francia. « Si farebbe bene » scriveva egli allora, « a toglier di mezzo quest’Ordine, come si è fatto, e con minor ragione, dei Templari. In Slesia questa genìa è abbondante. Potrei disfarmene, seguendo l’esempio dei cattolici. Forse mi farò coraggio, e li imiterò »-1 Un mese prima della firma dei preliminari della pace di Hubertusburg il ministro di Stato per la Slesia, Schlabrendorf presentava un esposto richiestogli, in cui erano contenute particolareggiatamente le misure da prendersi « per l’abolizione dei gesuiti ». Secondo questo esposto, i 194 gesuiti della Slesia avevano una rendita di 45.731 talleri, di cui dovevano versare 21.436 allo Stato sotto forma di imposte e di prestazioni.2 I magri risultati di questa inchiesta, e ancor più considerazioni di politica realistica, possono avere indotto il re a riporre per il momento i suoi disegni di espulsione. Collo sguardo lungimirante dell’uomo di Stato egli riconobbe che sarebbero state messe in forse le conquiste militari, se ad esse non fosse seguita la conquista morale dei nuovi sudditi.3 Inoltre egli deve aver pensato, data la disperata situazione finanziaria dello Stato, che non avrebbe mai trovato un corpo insegnante così a buon mercato per la sua opera di ricostruzione. Ma la sua antipatia intima durò nè più nè meno di prima. Egli negò il placet alla Bolla di conferma del 1765, « non per amore di Calvino, ma per non promuovere ancor più nel paese degli insetti così dannosi, ai quali presto o tardi toccherà la sorte preparata loro dalla Francia e dal Portogallo »:4 Ancora nel 1767 egli esprimeva, in lettere al Voltaire e al D’Alembert, una gioia non dissimulata per l’espulsione dei gesuiti dalla Spagna.5 La prima testimonianza del cambiamento nelle disposizioni e nel linguaggio del sovrano si trova nella sua lettera del 7 gennaio 1768 al D’Alembert. Dopo aver constatato che i gesuiti sono cacciati da mezza Europa e che egli non garantirebbe che cosa sarebbe successo di loro in Austria dopo la morte di Maria Teresa, dichiara: « Per quanto mi riguarda, li tollererò finché rimarranno tranquilli 1 Koser II 550. 2 7 marzo 1763. Leumann IV (1883) 105 ss., no. 106. 3 Stimmen aus Maria-Laach LXXVIII (1910) 471. 4 Koser II 550. 5 « Vivent les philosophes ! » scriveva Federico al D’Alembert il 5 maggio 1767 « Voilà les jésuites chassés de l’Espagne. Le trône de la superstition est sapé, il s’écroulera dans le siècle futur» (Œuvres éd. Preuss. XXIV 422) Cosa singolare, il re parla già, in una lettera al Voltaire del 10 febbraio 1767 (ibid. XXIII 122), dell’espulsione dei gesuiti dalla Spagna, mentre questa fu preparata nel massimo segreto e messa in atto soltanto il 2 aprile 1767. Pastor, Storia dei Papi. XVI, 2, 21