Minacce di Choiseul. 123 avrebbero dovuto dargli appoggio in Germania e in Polonia, a Genova e a Venezia. Dubitare delle sue promesse riguardo ai gesuiti significava dubitare della sua sincerità. Violenza e precipitazione erano incompatibili coi suoi principi; colle minacce non si sarebbe ottenuto nulla da lui, ma egli avrebbe sempre osservato il volere del « nostro » re - così tornò a chiamare Luigi XV - finché questi non avesse chiesto nulla che fosse contrario alla sua dignità di Pontefice e di padre comune di tutti i credenti. Nel corso ulte: riore del colloquio Clemente affermò che se pure molti gesuiti avevano reso in passato utili servigi alla Chiesa e alle scienze, la Compagnia in sé stessa aveva sempre prodotto perturbamenti; tuttavia egli non voleva affrettarne la dissoluzione, perchè ciò sarebbe stato contrario alle leggi canoniche, alla giustizia e a una politica sana e intelligente. 11 Bernis replicò che conosceva abbastanza i gesuiti: non si trattava di convincere lui, bensì i re di Francia e di Spagna. « Che debbo dunque fare? » disse vivacemente il Papa: « Devo andare in persona a Versailles e a Madrid? Devo scrivere al nostro re e al re di Spagna il mio sentimento ? Ebbene, lo farò, e vi trasmetterò la lettera insieme con una copia per lo Choiseul ». Nulla poteva essere più accetto al Bernis di questa offerta. Soddisfatto del successo, non volle a nessun costo andar oltre e strappare colla violenza una decisione immediata. « Se non si lascia tempo al Papa » così scriveva allo Choiseul « e si procede a una rottura, debbo supplicare il re di richiamarmi, perchè come sacerdote, come vescovo e come cardinale sarei disperato di dover porre la prima pietra alla separazione della Francia dalla Santa Sede ».1 Lo Choiseul, ardendo dalla brama di farla finita con quella questione dei gesuiti che gli era tanto a noia, aveva mandato al Bernis, il 20 agosto 1769, degli ordini anche più rigorosi, in cui il Papa era accusato di ambiguità e di falsità, specialmente perchè parlava di un consenso da ottenersi dai vescovi e dai sovrani che ancora tolleravano i gesuiti. Peraltro dava manifestamente a divedere che le sue minacce precedenti non erano state fatte seriamente e si proponevano soltanto lo scopo di spronare il Papa a una decisione.2 Quanto fosse venuta a nausea l’intera faccenda al capo della politica francese appare dalla lettera da lui diretta al Bernis il 26 agosto 1769: « Non so se sia stato bene» è detto in essa «aver espulso i gesuiti dalla Francia e dalla Spagna. Essi sono esiliati da tutti gli stati della casa di Borbone. Credo che si sia fatto anche peggio, una volta che codesti frati erano stati cacciati, di intraprendere 1 Masson 153 ss. 2 Tiieiner, llist. I 377.