Atteggiamento delle corti. Vienna. 19 riguardava la questione scottante dei gesuiti, tanto Maria Teresa quanto Giuseppe II avevano dichiarato più volte di non aver motivo a querele.1 In un pro-memoria del marzo 1768 il giovane imperatore spiegava che in Austria non si aveva alcuna ragione nè di desiderare la loro soppressione nè di propugnare il loro mantenimento.2 D’altra parte, tuttavia, nei circoli governativi di Vienna era diffusa l’opinione che l’Aranda, coll’espulsione dei gesuiti, avesse mirato unicamente a liberare lo Stato dall’oppressione della Chiesa,3 ed ero vivo il desiderio di una limitazione della potenza ecclesiastica.4 Inoltre l’imperatrice si riteneva impegnata coi Borboni: il suo secondogenito Leopoldo di Toscana aveva sposato una figlia di Carlo III; le principesse imperiali Maria Carolina e Maria Amalia erano state fidanzate nel 1768 e nel 1769, al giovane re di Napoli e al duca di Parma ed erano in corso trattative per il fidanzamento dell’ultima delle principesse, Maria Antonietta, col delfino di Francia. A Vienna, pertanto, il terreno era favorevole ai voti della lega borbonica. Il 23 febbraio l’inviato di Spagna Mahony ebbe a far presente che Carlo III desiderava come papa un uomo dotato di pietà e di dottrina, ma che non mostrasse veruna inclinazione a estendere il potere della Curia ai danni della legittima autorità dei principi, e che soprattutto non si facesse dominare dai gesuiti, ma lasciasse imparzialmente che i monarchi i quali avevano espulso i gesuiti esercitassero giustizia. Si aveva ragione di ritenere che anche la corte austriaca nutrisse i medesimi desideri, sia per compiacenza verso le altre corti, sia per indifferenza verso i gesuiti. Pertanto il re era d’avviso che ogni corte dovesse mandare subito al conclave quanti più cardinali potesse, per assicurarsi la maggioranza. Inoltre dovevano essere spedite istruzioni conformi, per evitare un’elezione affrettata e per dare alla Chiesa un Papa pacifico.5 La corte di Vienna rispose, col tramite dei suoi ambasciatori a Madrid e a Parigi, che non si era presa in considerazione alcuna persona determinata come papa futuro, e che soltanto si desiderava che questi avesse « buoni principii » e non fosse un immunista. Quanto ai gesuiti, le Loro Maestà, vi erano indifferenti. Dei tre 1 * Relazione del Cardinal Borromeo, 7 marzo, Nunziatura di Germania» Archivio segreto pontificio; * Visconti a Torrigiani, 21 gennaio e 3 marzo 1768, 2 gennaio 1769. Cifra, ibid. 2 Arneth, Maria Theresia IX 28. 3 * Silva a Garampi, 20 aprile, Nunziat. di Germania 389, b. c. 4 * Tanucci a Grimaldi, 4 aprile, Archivio di Simancas, Estado 6102. Cfr. Duhr in Stimmen der Zeit CX (1925) 213, nota 4. s * Grimaldi a Mahony, 23 febbraio, Archivio dell’Ambasciata di Spagna a Roma, Reales Órdenes 49.