70 Clemente XIV. 1769-1774. Capitolo II. più tardi mutò con quella dei Ss. Apostoli.1 Durante nove anni, fino alla sua assunzione al pontificato, egli mantenne il suo domicilio claustrale vicino ai Ss. Apostoli, vivendovi nella medesima rigida povertà nella quale era vissuto da semplice frate. Il Ganganelli intrattenne da cardinale, come già prima da rettore del Collegio di S. Bonaventura, un’estesa corrispondenza colle più diverse personalità laiche ed ecclesiastiche. Dopo la suà morte, uno dei suoi corrispondenti, il dotto ma litigioso fiorentino Giovanni Lami, bibliotecario della Riccardiana e professore di storia della Chiesa nel Liceo di Firenze, concepì il piano di pubblicarne le lettere, ma sventuratamente affidò questo lavoro al poligrafo marchese Luigi Antonio Caraccioli, il quale non offriva alcuna garanzia personale in favore dell’autenticità delle lettere. Il Caraccioli pubblicò a Parigi nel 1776 una raccolta della corrispondenza del Ganganelli in due volumi,2 cui si aggiunsero più tardi dei supplementi. La pubblicazione fece molto chiasso; ma quanto più ci si interessò ad essa, tanto più forti si fecero i dubbi intorno all’autenticità del contenuto. Se non tutte le lettere sono falsificate, tuttavia gli stessi sostenitori dell’autenticità ammettono che molte di esse sono state interpolate dal Carac-cioli e alcune sono interamente suppositizie. L’uso di una fonte così sospetta è pertanto poco consigliabile.3 1 Cfr. voi. XVI 1, 1025. Un * Avviso del 23 settembre 1759 annunzia che il Ganganelli, in previsione della sua imminente promozione, ha nominato suo uditore l’ottimo abate Ferri (Cod. Barb. LXXIII 36, Biblioteca Vaticana). La città di Riinini il 27 ottobre 1759 ascrisse il nuovo cardinale al suo patriziato; vedi Sivista araldica IX (1911) 483. 2 Lettere interessanti di Clemente XIV, Parigi 1776 (traduzione francese Amsterdam 1776, tedesca Frankfurt 1776); ultima edizione a cura di Frediani, Firenze 1845 e 1847. 3 Poiché il Bernis e aitai (Potter, Ricci I 328) pretendono di aver veduto gli originali delle lettere ritenute in blocco false dal Theiner (Klemens XIV, edizione tedesca I xiv); il Ranke (III 139, n. 1) le ritiene sostanzialmente autentiche; egli fa notare che da esse risalta « un uomo vivo » e che non possono provenire da quell’insignificate biografo di Clemente XIV che è il Caraccioli; tuttavia il Ranke stesso non si nasconde che esse sono interpolate. Il Reumont, che nel 1847 ha trattato con chiarezza la questione nel suo Ganganelli (p. 49 ss.), si atteneva allora in generale all’opinione del Ranke, ma rilevava che « senza dubbio vi si trova parecchio di apocrifo », e, anche peggio, che il Caraccioli, « scribacchino instancabile, offriva scarse garanzie personali ». Pertanto il Reumont nella sua traduzione omise alcuni brani manifestamente apocrifi e riconobbe inoltre che « alcune lettere sono falsificate in vari punti » e che « talune espressioni alquanto audaci e ambigue sono da mettersi a conto dell’editore ». Più tardi il Reumont è giunto alla conclusione che le interpolazioni siano di gran lunga più numerose di quanto egli ammettesse nel 1847 (Hist. Jahrbuch V 636). Cfr. anche Reumont, Bibliografìa 218. Una sfacciata falsificazione si trova nella lettera a un conte non nominato, del 31 dicembre 1741, nella quale il Ganganelli raccomanda la Storia di Napoli del Giannone (cfr. invece la * censura del libro su Sarpi, sopra p. 69, n. 2). Ho