Riforma del Breviario. 293 vano talmente la preghiera corale, che l’uno non intendeva l’altro derivandone nel popolo dispregio del culto divino estendentesi anche alla predicazione. Si riveggano pertanto e correggano il breviario, il messale e gli altri libri liturgici.1 A queste proposte i legati risposero che la riforma del messale e del breviario avrebbe potuto affidarsi ai padri che occupavansi dell’indice, ma nè laici nè chierici potevano lagnarsi della lunghezza del breviario ; non i laici perchè non solevano intervenire alle preghiere del coro, non i chierici, chè essi c’erano proprio per il culto divino. 2 Da parte della Chiesa però già da tempo Leone X e molti sinodi provinciali3 avevano pensato di dar nuova forma alle ore canoniche, Clemente VII aveva incoraggiato i tentativi di riforma della più svariata specie. Zaccaria Perreri, che volle procurare al latino degli umanisti l’ingresso nel breviario,4 Giampietro Carafa ed i Teatini coi loro piani di rinnovamento di indirizzo rigorosamente ecclesiastico, il cardinale di Santa Croce, Francisco Quiñones, che raccorciò fortemente le ore canoniche ed anche altrimenti si scostò dalle vie battute da un millennio, trovarono tutti aiuto e impulso presso il papa. Ebbe influsso temporaneo più importante soltanto il cosidetto breviario di Santa Croce del Quiñones. 5 Giusta la dichiarazione di Paolo III potevano servirsi del nuovo breviario con dispensa papale soltanto ecclesiastici molto occupati, ma in breve parecchi teologi dichiararono non necessario uno speciale permesso del papa 6 e molti approfittarono di questa opinione. 7 In 40 anni il lavoro del Quiñones vide circa 100 edizioni, penetrando persino nel pubblico uso della preghiera corale in molti luoghi, ad es. in parecchie chiese della Spagna. 1 Le Plat V, 243. Cfr. le proposte dei teologi all’imperatore Ferdinando del 5 giugno 1563, presso Sickel, Konzil 522; parere degli oratori imperiali a Trento, ibid. 531. 2 N. 14, presso Le Plat V, 387. 3 Vedi Schmid loc. cit. 478 s. 4 Cfr. il nostro voi. IV 1, 418 ss.; Baumer 387-390; Tacchi Venturi 117 ss. Nella sua raccolta d’inni Ferreri promise di riformare tutto il breviario. Un resto ne è certamente conservato nell’officio (e Messa) di S. Casimiro; vedi Tacchi Venturi 121. 5 Cfr. Bàumer 391 ss. Ristampa di J. Wickham Legg dell’edizione d’Anversa del 1537, London 1908 (Henry Bradshaw Society voi. XXXV). Il breviario di Santa Croce ha interesse per l’Inghilterra perchè è una fonte del Common Prayer Boolc. Nel 1533 Quiñones ebbe a prestito dalla Vaticana codici di biografie di Santi. Mercati in Rassegna Gregoriana VI (1907), 243. 6 Canisii Epist. Ili, 70, n. 4. 7 Perciò il Canisio dichiarò assolutamente necessaria per sè e pei suoi soggetti la facoltà di poter concedere il permesso del nuovo breviario (ibid. 75). Esempii di dispense per il breviario di Santa Croce ibid. I, 346; Cartas de s. Ignacio IV, 80, 346; Baluze-Mansi III, 513. Ignazio di Loyola aveva ottenuto pel suo Ordine la licenza di usare il breviario di Santa Croce; cfr. breve di Giulio III del 3 giugno 1545, Institutum Soc. Iesu 1, Florentiae 1892, 11.