Il papa concede il calice ai laici in Germania. 357 bito d’accordo che dovesse tenersi lontano in ogni caso dall’Austria « con i suoi dardi penetranti questo artefice romano, sottile e meravigliosamente ammaestrato ” ex longo rerum usu „ ». 1 Sen-tivasi che non si era alla sua altezza 2 e temevasi anche per la vita dell’ammalato imperatore da lunghe trattative. La sera stessa del dì, in cui di buon mattino era arrivata la notizia dell’invio di Morone, Ferdinando dichiarò al nunzio Delfino come i principi protestanti temessero generalmente che il papa concludesse una lega cattolica per l’esecuzione del concilio. L’arrivo di un legato potere loro offrire il pretesto di costituire anche dal loro canto una lega, alla quale sarebbero senz’altro spinti da Elisabetta d’Inghilterra e dalla Francia e la cui conseguenza sarebbe l’annientamento della religione cattolica in Germania.3 Una lettera imperiale ad Arco del 26 4 ed un’altra di Delfino del 27 marzo 5 recò a Roma questa risposta. Borromeo rispose al nunzio di Vienna il 19 aprile, 6 che la missione di Morone non avrebbe luogo, che il papa aveva già concesso il calice ai laici: che per quanto riguardava il matrimonio dei preti Pio IV non aveva mai dato in proposito una promessa: l’imperatore intanto esponesse in forma più determinata le sue proposte. In realtà sotto la data del 16 aprile il papa aveva fatto stendere brevi ai più importanti vescovi di Germania colla concessione del calice. 7 II calice però ivi non è concesso senz’altro e non universalmente. Nell’introduzione dei brevi si accenna alle assicurazioni di Ferdinando e d’Alberto, che le reliquie della religione cattolica in Germania scomparirebbero del tutto senza la concessione del calice. Qualora il vescovo, al quale è diretto il relativo breve, possa dire sulla sua coscienza che realmente sia così, il papa gli dà la facoltà di costituire preti, i quali possano distribuire l’Eucaristia sotto ambe le specie. Da parte dei comunicandi si presuppone che stiano in comunione colla Chiesa romana, si siano confessati e professino che sotto una specie è contenuto quanto sotto due e che la Chiesa romana non erra se amministra il santo 1 Zazio all’arciduca Ferdinando, 23 marzo 1564, presso Hirn, Erzherzog Ferdinand II, 93. Cfr. Steinherz IV, 82. 2 Non habemus homines, qui cum eo tractent. scrive Seid presso Steinherz. loc. cit. Moronus adducet multos et magnos theologos, quibus non habemus nos quos opponeremus. Seid ibid. 3 Delfino a Borromeo, 27 marzo 1564, presso Steinherz IV, 78; cfr. 79, 83. 4 Ibid. 83. 6 Ibid. 76 ss. 6 Ibid. 94. 7 II breve per Giulio Pflugk di Naumburg presso Cyprianus 1 ss., Pogiani Epist. Ili, 161; per Niccolò Olàh di Gran presso Steph. Katona, Historia critica regum Hungariae stirpis Amtriacae IV, Budae 1799, 811 s.; per Urban dì Gurk in Vierteljahrsschrift für lcath. Theologie VI (1867), 88 ss. Stampe degli altri brevi presso Knöpfler 138, n. 3.