204 Pio IV. 1559-1565. Capitolo 5 a. manifestato grande zelo per la religione e come ambasciatore francese presso la Santa Sede s’era guadagnato in alto grado la benevolenza e fiducia del papa; egli poteva prestare i migliori servizi per eliminare le difficoltà da temersi da parte del governo francese. Con spirito veramente ecclesiastico Navagero possedeva grande abilità diplomatica, di cui aveva dato prove come ambasciatore veneziano a diverse corti e da ultimo in Roma stessa. Da lui quindi potevasi sperare, che riuscirebbe a ristabilire l’armonia fra i legati.1 L’11 maggio Pio IV in quella maniera vivace che gli era propria diede comunicazione ai legati a Trento della sua intenzione. Non si trattenne dall’eleva.re molto amari rimbrotti sulla loro disunione emersa nella trattazione della questione della residenza. Essi avrebbero dovuto prevenire che una questione tanto imbarazzante, già rimandata sotto Paolo III, avesse potuto spuntare, specialmente non essendosi essi stessi concordati fra di loro. Ricordatevi, così egli, che siete legati insieme, i quali debbono procedere in piena concordia, invece di suscitare scandalo per dissidio. Coll’esortazione alla concordia era ripetuta nella lettera la dichiarazione che intanto si prorogasse la questione della residenza ed in suo luogo si procedesse senza ritardo nella trattazione dei dogmi e della riforma.2 I legati, che ricevettero questa lettera il 15 maggio, risposero due giorni dopo che farebbero tutto il possibile e speravano di potere rinviare la questione della residenza almeno fino alla trattazione dell’Ordine sacro: contro il rimprovero della discordia tentarono di giustificarsi.3 I cardinali Gonzaga e Seripando, che ben sentivano come i rimbrotti dell’irritabile papa erano principalmente per loro, indirizzarono il 16 e 17 maggio anche particolari lettere di giustificazione al cardinale Borromeo, che nulla lasciavano a desiderare in fatto di franchezza.4 Il cardinale Gonzaga notificò insieme la sua risoluzione di lasciare Trento tosto che v’arrivasse Cicada, che per il suo rango avrebbe dovuto assumere la presidenza nel collegio dei legati. Soltanto dopo che il papa ebbe rinunziato alla progettata missione di nuovi legati, il cardinale di Mantova, profondamente ferito, si lasciò persuadere a rimanere intanto.5 Addì 25 maggio i legati presentarono ai padri del concilio come 1 Vedi Pallavicini 16, 8, 12. 2 Susta (II, 134 s.), utilizzando i precedenti abbozzi, ha magistralmente messa in chiaro la genesi della lettera papale dell’11 maggio 1562. 3 Vedi Susta II, 152. 4 La lettera di Gonzaga presso Susta II, 143 ss., quella di Seripando presso Sickel, Berichte II, 108 s. 5 Cfr. Susta li, 180.