284 Pio IV. 1559-1565. Capitolo la. una specie di presidenza nelle discussioni, che avevano luogo nella sua abitazione. 1 Erasi avuto cura al possibile, che tutte le chiese particolari rappresentate al concilio avessero sede e voce nella commissione ; a preghiera dei legati il grande inquisitore mandò nella città del concilio, perchè ne usasse la commissione, tutti gli atti che potevano far luce sull’indice di Paolo IV. 2 Con breve del 7 febbraio 1563 il papa ampliò la facoltà della deputazione dandole la licenza di esaminare e giudicare anche libri, che non stavano nell’indice di Paolo IY. 3 All’invito della sessione 18a del concilio di presentare reclami e domande alla commissione dell’indice, fu corrisposto da varie parti ; 4 le risposte, che diedersi a Trento, mostrano sempre la mira di S. Fortunato presso Bassiano, il generale dei Francescani Osservanti Francesco Zamorra e il generale degli Agostiniani Cristoforo di Padova (Theiner I, 686. Beccadelli III, 7, 320). Il 29 luglio 1563 i legati riferirono a Borromeo ch’e-rano stati eletti nella commissione « circa 22 padri » (Susta IV, 144). Più tardi, a quanto pare, il numero dei membri fu ancora accresciuto, chiamandosi inoltre dei teologi a consiglio. Con Reusch (I, 318), che sbaglia variamente nei nomi, vedi Ehses VIII, 328 s. 11 legati del concilio a Borromeo, 29 luglio 1563, presso Susta IV, 145. Cfr. Sickel, Ronzìi 294, 531; Steinherz, Briefe 55. 2 Borromeo ai legati, 14 febbraio 1562, presso Susta II, 30; cfr. 16. 3 Stampato in Susta III, 215. 4 Nell’aprile 1562 Gelli si rivolse all’inviato fiorentino perchè intercedesse a favore d’uno scritto proibito composto dal Gelli (Susta II, 348). Beccadelli comunicava ai 30 d’aprile a Lelio Torelli, segretario del duca di Firenze, che ove Gelli volesse giustificare o correggere alcuni passi del suo libro, poteva farlo, ;perchè noi come giudici benigni, e suoi amorevoli, 'procureremo di liberarlo di questa nota (Beccadelli III, 324). Gelli rispose il 6 maggio protestando la sua sotto-missione alla congregazione dell’indice (ibid. 325 s.; le censure dei teologi dell’ìndice sxd suo libro ibid. 195-198). Il duca d’Urbino mandò due lavori del Machiavelli in forma purgata pregando che in tal forma fossero permessi (Susta loc. cit.). L’inviato fiorentino Strozzi cercò d’indurre il suo duca a far purgare anche il Boccaccio e ad adoperarsi per la permissione dell’edizione purgata (ibid.). Beccadelli dichiarò a Trento essere impossibile purgare Boccaccio sei za rovinarlo: si cancellassero alcune espressioni oscene o empie e nel resto si taccia, come si è fatto del Bernia e certi altri (Beccadelli III, 388; cfr. il nostro voi. VI, 491). Su posteriori tentativi per purgare Machiavelli e Boccaccio vedi DEjoB 149 s., 167 s., 393 ss. Con lettera dell’8 agosto 1562 Ghislieri rimette al nunzio di Venezia J. Capilupi di sopprimere in una ristampa là progettata del Boccaccio eventuali novelle contrarie alla religione. Ghislieri confessa di non avere letto il Boccaccio (Arch. stor. Lomb. 1893, 113 s.). Addì 22 febbraio 1563 gli Ebrei chiesero che si concedesse loro un’edizione purgata del Talmud (Susta III, 236 ss. Mendoija 106. G. Wolf, Das tridentinische Ronzìi und der Talmud, Wien 1895 Cfr. il nostro voi. VI, 149). Gli scritti di Raimondo Lullo vennero tolti dall'indice al principio di settembre del 1563 dietro preghiera dei suoi connazionali (Menendez t Pelato, Los heterodoxos espanoles I, Madrid 1880, 537 s. Polanco a Nadal, 7 settembre 1563, presso Nadal, Epist. Il, 380. Cfr. però Susta III, 7; Grisar, Bisput. I, 407; Sickel, Berichte II, 128). Le così dette Costituzioni apostoliche proibite da Ghislieri come apocrife ed eretiche e che anche altrove trovavano opposizione (Paleotto presso Theiner H>