Caratteristica di Carlo Borromeo. 83 il cui ideale era pur sempre il tipo di nepote dell’età del rinascimento. Di questo non avea Carlo in sè la minima parte. Già il suo esterno non era nè attraente per bellezza, nè imponente per maestà.1 La sua estremamente grande modestia faceva sì che al trimo incontro egli non svegliasse l’idea che avesse doti importanti. La disposizione del suo spirito più rivolto alla profondità che allo splendore esteriore non lo spingeva a comunicarsi molto od a farsi valere. 2 Un difetto di lingua, che facevaio andar precipitoso nel parlare e dal quale solo a poco a poco si disabituò, accresceva la sfavorevole impressione ; 3 la sua modesta riservatezza come la scrupolosità con cui evitava di servirsi della sua posizione per arricchire o per godere la vita al modo degli uomini del rinascimento, vennero proprio interpretati in lui come ristrettezza di mente. 4 Nei dispacci degli inviati, che dànno relazione sugli inizi del giovane segretario di Stato, egli figura come un carattere pio e buono, ma poco idoneo agli affari di questo mondo. 5 i ol tempo però il giudizio anche degli inviati veneziani suonò più favorevole. 6 A chi trattava più da vicino con Carlo non poteva 4'uggire, che egli possedeva acuta intelligenza, chiaro discerni-mento7 e che suppliva con incessante riflessione a quanto even- 1 Fra i molti ritratti del cardinale Borromeo, a testimonianza del cardiale Federigo Borromeo quello dipinto da Figini ora custodito nella Biblioteca Ambrosiana ridà meglio di tutti i suoi tratti. Riproduzione in San Carlo 123 ; • fr. 136. La sua maschera, ora presso i Cappuccini di Porta Monforte, riprodurne ibid. 520, 521. In opposizione ai suoi contemporanei, Carlo, nemico d’ogni glorificazione propria, non diede alcuna importanza a conservare la sua imma-iiine ai suoi contemporanei ed ai posteri ; nella sua vasta corrispondenza solo una, volta egli parla del suo ritratto, che mandò alla sorella Anna ; vedi Wi-MAHN 107. 2 « Ne insignes in literis progressus habere videretur [durante i suoi studi a Pavia], ingenii motus ad explicandum haud satis expediti faciebant... Eam animi moderationem atque aequabilitatem haud maxima praesertim ingenii ce-leritate coniunctam, quidam quasi tarditatem abiectioneinque despicere vide-bantur, cum tamen et ipsius adolescentiae acta non obscure et posterioris tem-poris res gestae multo illustrius longe aliter se rem habuisse demonstrarint ». BASCAPÉ 4'>. 3 Basca pi: 7“ : « concisas sententias, immo etiam verba ipsa imminuta ha-bitu quodam nimiae celeritatis pronuntiare solebat ». 4 B ascapé 6i', G mas ano 10 D. Mocenigo 53. In ima * relazione dell’11 agosto 1564 Fr. Tonina dice di ( 'arlo Borromeo, ch’era « di natura tredda et per consuetudine timido al papa » (Archivio Gonzaga, in Mantova). Requesens a Filippo II il 30 aprile 1561 : « Es el hombre del mundo de menos espiritu y accion para tratar negocios » (Dölunger, Beiträge I, 561). Requesens a Filippo il 5 gennaio 1565 (ibid. 581): " A inique Borromeo es buen hombre y virtuoso, pienso que la tendria menos t u la eleccion, que jamas tubo sobrino de Papa, porque es tan tibio, que ni el atiende a tenelle, ne se la da nada ». Più tardi ebbe il Requesens occasione di conoscere l’energia del Borromeo. 11 Cfr. Wymann 97 s. I t erat acri ingenio iudicioque : Bascape 182a.