I] processo contro i Carafa. 115 ai dinieghi, di confessarsi reo, di invocare la grazia del papa e di pensare alla salute dell’anima sua. B il Mula prosegue a narrare : Carafa allora fece dire a Pio IV che come uomo di mondo e soldato s’era reso molto reo, che si raccomandava alla sua grazia, ma che non aveva neanche i mezzi per sopperire al sostentamento della sua vita. La risposta di Pio IV fu che nessuna sofferenza venivagli addosso, ch’egli non si fosse preparata da se stesso ; nulla potergli promettere, ma curerebbe che non mancasse del necessario. 1 La tortura rimase risparmiata al cardinale sia perchè si vide l’impossibilità di indurre la sua albagia a confessare per via di tormenti, sia, ed è più verosimile, che alcuni cardinali, specialmente Cueva, protestassero contro un simile trattamento. 2 La non applicazione della tortura ridonò coraggio al prigioniero. Egli sperava tuttavia che il re di Spagna l’avrebbe salvato. A Roma, dove l’affare dei Carafa aveva fino allora costituito il discorso del giorno, andò a poco a poco affievolendosi l’interessamento per il processo, che trascinavasi sì a lungo.3 Solamente alla fine di settembre avvicinavasi alla fine l’istruttoria speciale. Gli atti furono copiati ed uno speciale inviato doveva portarne un minuto estratto a Filippo II. 4 I risultati dell’istruttoria speciale furono : il cardinale Alfonso si sarebbe illecitamente arricchito alla morte di Paolo IV a spese della Santa Sede e sarebbesi fatto preparare a proprio favore un breve, senza che il papa morente ne sapesse nulla. Venivagli inoltre rinfacciato d’avere approvato l’uccisione della duchessa di Paliano. Questo orribile delitto costituiva l’accusa principale contro il duca 1 V. la * lettera di Mula (tradotta mutilata da Riess 412) del 24 agosto 1560, Biblioteca di Corte in Vienna. Il 24 agosto 1560 Giulio Grandi scriveva sulla causa dei Carafa : * « Tiensi che hormai non anderano più molto alla longa et credesi fermamente che Carafa et il duca la farà molto male, Napoli non tanto » (Archivio di Stato in Modena). Similmente l’inviato portoghese ; cfr. Corpo dipi. Portug. IX, 34. V. anche Brwfwechsel des Kard. O. Truch-SESS 200 s. Ai 31 d’agosto * Mula riferiva : « D. Geremia (Isachino : cfr. il nostro vol. VI, 455 e Ancel, Disgrâce 141) di Chietini gionse qui già 4 giorni et parlò il giorno stesso che gionse al pontefice et n’è spedito, dicono che è per infor-matione circa a Caraffa ». Biblioteca di Corte in Vienna. 2 Secondo un * Avviso del 31 agosto 1560 quando lo si minacciò della tortura, il cardinal Carafa avrebbe risposto : « che sa molto bene che si vogliono satiar del suo sangue et che faccino quello che vogliono, che di lui non caveranno mai altro di più di quello ch’anno cavato fino all’bora essendo nato cavaliere et cardinale d’honore » ; aversi quindi scrupolo a procedere alla tortura, che sarebbe inutile (Urb. 1039, p. 134, Biblioteca Vaticana). Cfr. la * lettera di Mula del 20 luglio 1560 (Biblioteca di Corte in Vienna), Paixavi-Cini, 14, 15, 13 e sotto, p. 121. 3 V. le * lettere di Mula del 7 e 14 settembre 1560, Biblioteca diCorte in Vi e n n a. 4Hinojosa 129. Ancel, Disgrâce 101, 129.