Malta. 921 3. Nell’isola di Malta che Carlo V il 24 marzo 1530 aveva assegnato all’Ordine dei giovanniti come feudo siciliano, i gesuiti di-igevano fin dal 1595 un collegio e sulla vicina Gozzo una piccola residenza di cura d’anime. Anche in questo piccolo stato eccle-iastico non mancavano gli avversari dell’Ordine. Dopo la cata-trofe in Spagna i cavalieri oriundi spagnuoli ®i erano dovuti ¡tirare dai gesuiti. Il Grasn maestro Emanuele Pinto da Fonseca, oriundo portoghese, nonostante i suoi 87 anni era ancora robusto di spirito e di corpo, ma indifferente verso tutto quello che non riguardava il suo proprio vantaggio. Il suo compaesano, il bali Guedes, si era allora dimostrato esplicito avversario di Roma e dei gesuiti e altri cavalieri condividevano la sua avversione contro la Compagnia. Se già per questo la situazione dei figli di Loyola era divenuta mal sicura, la questione di un’ulteriore loro permanenza divenne particolarmente ardente dopo l’espulsione dal regno delle Due Sicilie. Siccome l’Ordine dei giovanniti, come corporazione ecclesiastica, doveva aver dei riguardi per il Papa, e contemporaneamente, come feudatario della corona di Sicilia, voleva rendere servigio al re di Napoli, si iniziò ora un doppio gioco del tutto caratteristico. Mentre il Gran maestro offriva a Napoli l’espulsione, faceva contemporaneamente dichiarare a Roma che a tal passo era stato moralmente costretto e pregava di tacita tolleranza.1 Come Tanucci riferì il 9 febbraio 1768, Pinto aveva fatto dichiarare per mezzo del suo rappresentante che siccome in seguito ai suoi rapporti feudali egli era obbligato a espellere dall’isola sudditi del re che si fossero resi colpevoli di un delitto politico, così egli era pronto a soddisfare tale obbligo, qualora il monarca gli assicurasse che i gesuiti si fossero resi colpevoli di un tale delitto. Dal ministro venne ripetuto che il suo signore considerava questi religiosi come nemici dello Stato, cosicché in base al contratto feudale non potevano più restare nell’isola; vero è che il Cardinal Segretario di stato per incarico del Papa aveva proibita l’espulsione dei gesuiti, ma il Gran maestro aveva il serio proposito di cedere alle insistenze del principe; il ricevitore Pi-gnatelli, da cui derivano queste notizie, mostra in tale affare il massimo interessamento per servire il re, ma desiderava in cambio di esser collocato nello stesso rango degli altri ambascia-tori presso la corte di Madrid. * A Madrid si mostrò la massima » Ricci. • 'Espulsione dalla Spasma 57 ss». * • Tanncci a Carlo III il 0 e 16 febbraio 17fis, Archivio di S I ni a fica s. Entrain 0101.