Passo delle Corti borboniche presso il Papa. 935 Dopo che frattanto le potenze borboniche si erano accordate :il modo di procedere,1 i rappresentanti delle tre Corti chiesero dienza privata presso il Papa. Clemente XIII già da tempo bruito dell’imminente passo collettivo, non era abbattuto, anzi piuttosto fermamente deciso di non dipartirsi dalla decisione resa, nella convinzione che egli non poteva tradire i doveri del uo ufficio sacerdotale per salvare i possedimenti temporali della Santa Sede e che egli non poteva in genere permettere checches-ia, che non fosse conveniente per la sua dignità quale capo Iella 'Chiesa a custode delle leggi.* Il 15 e 16 aprile gli amba-ciatori presentarono i loro memoriali,8 nei quali in nome dei loro principi chiedevano la revoca del monitorio e il riconoscimento senza riserve della sovranità dell’infante Ferdinando su Parma e Piacenza. In caso di rifiuto si minacciavano rappresaglie; se invece la Santa Sede corrispondesse al desiderio delle Corti, esse erano disposte ad assumere la mediazione nelle trattative di componimento. Prima d’entrare tuttavia in altre trattative era necessario di dare soddisfazione all'infante; dalle trattative stesse poi dovevano in ogni caso venire esclusi i cardinali Torrigiani, Negroni, Boschi, Bonaccorsi e Castelli. * Dopo che il Papa ebbe scorso brevemente il memoriale del delegato francese Aubeterre, egli gli dichiarò che non revocherebbe nè cambierebbe il Breve, non sentendosi di farlo in coscienza; poiché il monitorio era stato pubblicato solo perchè ve lo aveva spinto la sua coscienza. Trattò con disprezzo la minaccia di rappresaglia. La stessa risposta impartì Clemente XIII all’ambasciatore spagnuolo, aggiungendo ancora che egli voleva piuttosto morire che tradire i diritti della Sede apostolica e gravare la sua coscienza di un grave peso, di cui una volta avrebbe dovuto render conto al tribunale di Dio. Le rappresaglie non lo spaventavano. I monarchi potevano prendersene quante volevano, essi non troverebbero alcuna resistenza, perchè non possedeva nè armi nè soldati per sbarrare loro la via. Nè se li possedesse, vorrebbe fame uso contro principi cattolici e figli della Chiesa. Le sue uniche armi erano la preghiera e la croce di Cristo, nelle > • Grimaldi n Azpnru il 5 aprile 17I1R. Archivio dell'Ambasciata di Spagna a Ito ma. Reale* Orienta 4M ; 'Grimaldi a Tanucci il 5 aprile 176S. Archivio di Simanca s. Ktlado 6101. * «Torrigiani a Vincenti il 34 e 31 marzo e 14 aprile 17*18. Registro di cifre. Nunriat. di ¡ipai/na 433. loc. cit. : • Azpurii a Grimaldi il 24 marzo 17<58, Archivio di Si in anca s, Etlado 5(21. i • .Memori« di Spagna, del 15 aprile 17fiS. In Xunzlat. di Spagmi 433. loc. clt.; copie dei tre prirtnemoria (15 aprile 17fiHi noU'A r c h i v I o di S 1-m a n c a s. Enlado 5221. * In un • Promemoria del 9 giugno 170* la repubblica di Venezia »1 associò pU'azione dei Borboni. Ivi.