Risposta di Carlo III al Papa. 845 ri . All’ultimo essi tentarono in Spagna stessa di cambiare nel proprio senso il governo, enunciando le massime più riprovevoli e ponendole in opera. I gesuiti non sono nè utili, nè indispensabili, al contrario sono notoriamente dannosi; tollerarli, significherebbe condurre lo Stato a sicura rovina. L’ammissione o la espulsione di un Ordine è puramente affare del governo, perchè pii Ordini non furono istituiti da Cristo come i vescovi ed i parroci, e quindi non sono essenzialmente necessari alla Chiesa. Ove ilo questo o quel gesuita singolo avesse partecipato alle rivolte ed alle congiure, allora, sì, la loro espulsione sarebbe ingiusta, ma m ìlora non vi sarebbe stata neanche unanimità per questa misura. Inoltre nella Compagnia di Gesù il membro singolo non può nulla, tutte le azioni dei singoli dipendono dalla direzione dell’Ordine, e ¡uesta è completamente corrotta. Per giunta non si è proceduto ; iudiziariamente, ma per via amministrativa, senza offendere mi-imamente l’immunità ecclesiastica. Nel nuovo procedimento de-iderato dal Papa, questi vorrebbe che fossero destinati giudici < ei vescovi e dei religiosi, perchè egli esercita su loro un’influenza rotevole. Questo, però, significherebbe dar fuoco a tutto il regno, liel resto l’arcivescovo di Manilla ed il vescovo di Àvila, che mbedue provengono dal clero regolare, non solo hanno approvato l’espulsione, ma l’hanno anche definita necessaria. Ed è un ¡ligioso, frate Giovanni Marquez, a formulare la dottrina, che un sovrano nulla ha tanto da temere che delle corporazioni potenti. Ora, chi era più potente dei gesuiti? La partecipazione alla rivolta non fu l’unica causa della loro espulsione, ma lo spirito (tei fanatismo, della sedizione, della falsa dottrina e dell’insopportabile orgoglio, che aveva preso piede in questa corporazione. H sovrano, che qui cedesse, sarebbe la prima vittima. Pertanto è desiderabile, che il re faccia risposta breve e concisa, per tagliar corto ad ogni ulteriore discussione e non violare il precetto di silenzio emanato da lui stesso. All’inviato in Roma si deve far comprendere, che l’espulsione dei gesuiti è faccenda dipendente unicamente dall’autorità del monarca, e che questi considera la cosa come liquidata.1 Carlo III nella sua lettera di risposta assicurò, ch’egli prendeva la più viva parte al dolore del Papa, da lui venerato come Vicario di Cristo e per le sue qualità personali. Ancor più lo addolorava, che il Santo Padre considerasse poco fondata la misura da lui presa. Egli poteva solo dichiarare di aver motivi più che a sufficienza per espellere per sempre dalla Spagna la comunità intera e non solo alcuni membri. Colla grazia di Dio 1 * Consulta del Consejo estraordinario del 30 aprile 1707, Archivio Bell'Ambasciata di Spagna a Ho ma. Reale* Ordencs 47, e umiai. di Spagna 433. loc. cit. ; Fesse* osi. Rio li 174 ss.