La Bolla Ex quo sui riti cinesi. 333 ! parola.' Il generale pensava senza dubbio a preparare i suoi . tti in Cina a quello che stava per venire, quando scriveva al . «■ provinciale di colà, Domenico Pinheiro, che presso il Papa i ’ /nante l’Ordine soffriva del (pregiudizio che esso non si sotto-ti ■ :tisinceramente e lealmente ai decreti sui riti ; questo pre-r dizio è radicato C03Ì profondamente che non scuse, ma soltanto : itti e l’esatta osservanza delle ordinanze papali possono atteri irlo o toglierlo. Presso l’antecessore di Benedetto e presso que-tesso il generale aveva ripetutamente assunta di ciò ogni garanzia e quindi raccomandava nel modo più caldo al vice pro-vir, iale di voler esigere obbedienza, di insistervi e d’inculcarla. Il onerale attende che il vice provinciale gli possa a suo tempo * in qualche modo alleggerire le sue preoccupazioni.2 Nel frattempo si svolgevano, presso l’inquisizione, le trattative - i questo problema. Vennero interrogati ex missionari e perfino quattro giovani cinesi, non soltanto intorno ai permessi del Mez-arba ma anche in generale intorno al culto di Confucio e degli antenati. Cardinali e consultori non arrivarono ad un giudizio inanime circa i permessi. La maggioranza espresse l’opinione che •i""-'ti permessi non stessero in contradizione con la costituzione •li Clemente XI; ma anche parecchi di questa maggioranza opinarono che i permessi erano compilati in forma troppo generica e r°n espressioni imprecise, cosicché aprivano la via a contravvenir. realmente alle prescrizioni di Clemente XI. * ( ‘on la Bolla Ex quo dell’ll luglio 1742 4 si giunse poi alla definitiva decisione sul conflitto dei riti. Il documento contiene anzitutto la conferma del decreto dell’inquisizione del 1710 e della ituzione di Clemente XI (1715),5 i quali documenti sono inseriti letteralmente nella nuova Bolla. Dopo una così solenne costi- 1 *• Maxima qua lahoramus (inopiaI hal>endi hlc minimum nmicuni, <|ul sratia atque authorltate apud SS. gamicat, quique rerum nostrariun i!» atlquain cerere et verbttm allquod in casti necessitati* prò nobls loqttl 1 "rcatur ». Ketz a Cariarne il 10 marzo 1742. lettera dcll's novembre 1741 : C rraeiudiciutn. quo apud hodlernnni l’ntt-»1 lalMirnniUH. de minila sincera ac fideli observantla decretorutn In ma-r 1 r,,ll|im. tale ac tantum est, ut nulli* excusatlonibus, sed factls soli* et '■rata in il* cxcqucndis oliedlentia Immitiui atit esimi posso vldeatur. <*ulus •'un apud illnm. tum apud olusdetn praedeeessorem vadem saeplu* '■-iitii.Tlm, m-queo non aoUlcitisslme commendare Itev. Va», ut illn ab omnl-'ifi'uoitor exigat. urjreat et incttlcet. Ex|>ecto suo tempore a Hev. V. t a Iti J'a *lw punctum. qtiam circa alia supra etpwita aiiquod sollicltudlnl* tneae " "" *’ ^ "*** sopra esposti' sono: ringraziamento |>er le notizie consolanti. cnritit dimostrata ai missionari di altri ordini, esortazione alla affinchè, come il solito, non si accusino i ^esulti di godere gran lusso. 1 Harem* in Ole*. ,i, théol. ralh. II 2SK7. * ,H* punii!. Ili 7H-82. 1 ^r- la presente opera, voi. XV 34i>, 352.