•r>!>4 Clemente XIII. 1758-1769. Capitolo IV. non scrive al Papa, come è preveduto dal Breve? Un resoconto preciso del visitatore insieme colle prove documentarie è necessario anche se il re in persona comunica tutto qua •>.' A quanto pare, il Pombal mirava a porre la Sede Apostolica innanz ai fatti compiuti. Il nunzio, che -ancora il 13 febbraio avev i -ritto, il ministro avergli assicurato ripetutamente che senza il consenso del S. Padre nulla s’intraprenderebbe contro i gesuiti, - dovette già colla posta seguente (20 febbraio) riferire, che si era ¡ria incominciata la vendita dei beni mobili dei Padri; il cardina' visitatore e il suo segretario affermavano di non saperne nulla. -Per l’esecuzione del sequestro dei beni, come era stato ordinato nell’editto del 19 gennaio 1759, 4 un regio commissari" parve nel primo mattino del 5 febbraio in ciascuno dei sette stabilimenti gesuitici di Lisbona. Gli abitanti delle quattro case minori vennero distribuiti fra le tre più grandi, ad eccezion' d* i sei Padri dell’Ospizio di S. Borgia, i quali vennero portati nella fortezza di S. Giuliano alla foce del Tejo. Cominciò allora in tutte le case la vendita di tutte le vettovaglie e provviste di cucina. Per il mantenimento quotidiano venne assegnato ad ogni gesuita un tostao (30 centesimi); se pii benefattori non fossero venuti "r elemosine e cibarie segretamente in aiuto ai Padri, questi avrebbero dovuto stentar la vita. Le grandi « ricchezze » dei gesuiti, nonostante zelanti indagini, non si lasciarono scoprire, per'ino scavi nei pavimenti e nei muri alla ricerca di nascondigli ' VTeti non condussero a risultato. Somme di qualche importanza -i varono solo nell’ospizio di S. Borgia, ove erano amministrati i capitali delle provincie transmarine. Ma anche questi ritn"*-menti non corrisposero lontanamente alle aspettative nutrite-essi non bastavano neppure a coprire i debiti consideravo ■ L’arredamento delle camere rispondeva in tutto alla povertà re i-giosa; la ricchezza più grande era costituita da un fornelli'“0 1 mano in ferro per preparare tè o cioccolata, con alcune tazze ’• porcellana cinese o giapponese, come allora non erano rare in Portogallo. * * i*i. s Ivi uh». Fra |'aitro il {‘»intuii aveva mie he nin-ontat» al nunzi" r6' il cani, visitatore non aveva trovato in neppure una casa gesuiti«* un «**'■ piare «Ielle Istituzioni «Iella Rettola di s. Igiiaxi»: prova, ch'eli n<>n vl'>’,r conforme alla loro r«>»ola. Ivi. » Ivi. * t'ir, sopra p. ,101. 5 1.'Acciaioli, eli«“ Kiil nel 17.V: aveva indicato come runico «■andai*1 ««•suiti il |,.n» commercio pubblico (vedi sopra p. .'»7s n. 4>. oswrva » F*** punito della vendita delle merci: • « Idi roba venduta fu .-erto «li scandal» V* Itirte dv Padri, perché non era a uso di Itelisiosi. né in ipiantitA «li Beli?» nia da magazzini «li mercanti, come essi erano» (a Torri »ria ni il 1> mar*« •,,i