Manifesto contro il Breve pontificio. 931 un sacerdote secolare o religioso osò intervenire contro le leggi antiecclesiastiche del governo.1 Da una polemica pubblica il ministro non si riprometteva da principio grandi successi, tuttavia aveva cercato a Venezia un teologo ben versato in diritto canonico e storia ecclesiastica che in ogni caso potesse scrivere contro Roma.3 Ben presto però mutò la sua prima opinione e fece diffondere un manifesto nel quale il Breve papale viene combattuto e le leggi riformatrici del governo vengono energicamente difese.8 Parecchie penne si misero volontariamente a sua disposizione. Comparve una serie di scritti polemici che richiamandosi all’autorità di Gerson, Sarpi e Fleury difendevano i diritti di regalia dei principi contro le pretese del papato. * Benché Du Tillot assicurasse di aver proceduto sempre nelle sue misure contro la giurisdizione e immunità d’accordo con Versailles, e con Madrid, egli era però preoccupato dell’atteggiamento che potrebbero prendere i gabinetti. Alla lettera che annunciava il suo decreto del gennaio, Grimaldi aveva risposto evasivamente. Certo, osservava costui, l’editto porterà al paese grande vantaggio, benché egli non potesse dire se corrispondesse ai privilegi di Parma; non dubitava però che fosse stato compilato secondo il parere di giuristi e teologi. Risentito, il ministro ebbe a dire che un’ordinanza di questa fatta non aveva bisogno di privilegi; ma era fondata sul diritto naturale dell'autodifesa. 5 Le sue preoccupazioni dovevano scomparire ben presto. Da tutte le parti i rappresentanti delle potenze borboniche accorsero in aiuto del loro consenziente. Non voglia illudersi, scongiurava Aubeterre: non si tratta qui di un affare personale dell’infante, ma di un sistema che si era sviluppato a poco a poco, dopo la cacciata dei gesuiti. Oggi si fa un tentativo con un principe più debole, dal quale si crede di non aver nulla da temere, per poi più tardi procedere contro gli altri. Anche a parte la consanguineità l’affare dell’Infante dovrà diventare la causa comune di tutti i sovrani. È in giuoco la loro autorità se permettono che la Corte romana possa imporre impunemente al clero ed ai loro » • l>u Tillot au Tillot ad Azara U 13 febbraio 17tiS. Ivi. * « Manifesto o la Memoria della corte di Parma sulle lettere in forma di Breve pubblicate e affisse in Roma nel giorno 1* febbraio 1768 » in BenahhI V 268 ss. 11 manifesto trovò il vivissimo plauso di Voltaire; vedi Ivi nota 4. « Ofr. ivi 274 ss. » • l»u Tillot ad Azara il 13 febbraio 176». Archivio deH’Anilia-sciata di Spagna a Roma, E-rpcd. «Parma» 1768.