950 Clemente XIII. 1758-1769. Capitolo VII. che queste concessioni nel corso dei tempi si sono dimostrate dannose alla popolazione. Se il Papa credeva di aver motivo di strappare a sè possedimenti territoriali in base a diritti già da lungo tempo prescritti, non potrà recargli meraviglia il fatto che anche altri cerchino di ricuperare quanto prima possedevano. Tale è il giudizio, non di uno solo, ma di molte persone di tutti i ceti e di tutte le classi, distinte per virtù, dottrina e devozione verso la Santa Sede. Tali rimostranze egli avrebbe fatto al Papa, se a lui si fosse rivolto, prima di emanare il monitorio. Purtroppo erano prevalse le insufflazioni dei perturbatori della pace i quali con sacrilega impudenza sospettarono l’ortodossia dei critici e dei loro consiglieri. « Il mio maggiore orgoglio e vanto è di essere figlio devotissimo della Chiesa. Nell’amore alla sacra persona di V. Santità non sono secondo a nessuno e nessuno desidera più vivamente di me che voi otteniate la desiderata soddisfazione; ma nello stesso tempo comprendo che voi solo e per vostra mano potete ricuperare quella quiete che tanto vi desiderate ».1 Ancora più aspro e offensivo era il linguaggio della risposta napoletana, la quale porta tutta l’impronta spirituale di Ta-nucei.s II re esprime la sua deplorazione per le sofferenze del vescovo supremo, il quale è capo e centro della Chiesa cattolica; più ancora però gli dispiace di dover vedere che il Papa affermi ancora sempre che il monitorio contro Parma non avesse dato alcun motivo ai provvedimenti che le Corti borboniche credettero di essere obbligate a prendere. L’Infante non ha toccato nè la religione nè il santuario. Nè il dogma nè i sacramenti, nè il rito, nè la dottrina di Cristo quale è contenuta nella Sacra Scrittura, nè quindi quailsiasi cosa, oggetto della cura pastorale della Chiesa, venne toccata nel decreto del ministero di Parma. Il possesso dei beni temporali la Chiesa deve a concessioni di principi cattolici. Dai monarchi deriva la giurisdizione civile dei vescovi, da loro l’esenzione dei beni ecclesiastici dalle imposte. Inseparabili dal potere dei principi sono i diritti di regalia e la protezione di quelle istituzioni che sono necessarie per il benessere, per la quiete e la sicurezza dei popoli. Niente più naturale che riformare una legge, la quale nel corso del tempo in seguito ad abusi si è dimostrata dannosa ed ingiusta. Che al Papa si siano presentati interessi profani e pecuniari sotto la vernice della reli- i • Il 16 agosto 1768. Xunziat. di Spagna 433. loc. clt. La risposta abbozzata dopo la seduta del Consiglio straordinario è più forte: fra altro in essa il re nota che il l’apa dovrebb'eglt stesso peusare al rendiconto che dovrà prestare innanzi al tribunale d'iddio, rendiconto ch'egli suole ricordare ad altri. » Negronl a Vincenti il settembri' 17its. Registro di cifre. Xunziat. di Spagna 433. loc. cit. ; ‘Visconti a Torrigialli il 13 ottobre 1768. Cifre, Xunziat-di Germania 388. Ivi.