726 Libro IV. Capitolo 3. Calisto III. 1455-1458. dita. Sarebbero state concesse aspettative senza numero e rise con rigore e senza concessione di proroga le annate e simili ta sarebbe poi noto, che si spreme anche più della somma dov : Non ottiene i vescovadi chi più li merita, ma chi più offre, i raggranellare denaro ogni giorno si promulgherebbero nuove dulgenze e si riscuoterebbero decime turche senza chiamare a < siglio su ciò i prelati tedeschi. Processi che dovrebbero tratt e decidersi .qui vengono senza distinzione trasferiti davanti tribunali apostolici. La Sede romana escogita mille maniere i furbamente poter cavare denaro dai Tedeschi, quasi fossero rie e stupidi barbari. Per ciò questa nazione, un giorno cotanto ri' che col suo valore e sangue aveva guadagnato l’impero rom. che un tempo era la signora e regina del mondo, ora è pow tributaria e una serva. Giacendo nella polvere essa piange gùt molti anni la .propria povertà, la propria sorte, ma ora i nobili sono come scossi dal sonno, ora essi son decisi a scuoter giogo ed a riacquistare l’antica libertà.1 Ben presto si diede a vedere quanto tutto questo fosse pen sul serio. Appena tre settimane dopo il medesimo Martino M;. fece segretamente al cardinale Piccolomini la proposta di una !• particolare, che il suo signore, l’arcivescovo di Magonza. int< deva formare col papa, attirandosi l’umiliante risposta, che no: conviene ai sudditi conchiudere alleanze col loro signore e che ur arcivescovo di Magonza dovesse contentarsi di star alla pari coi suoi antecessori e di non alzarsi sopra alla sua propria posizione A Roma, dove si era ben istruiti intorno a questa agitazion-antipapale, non si prese la cosa alla leggiera. La paura, che Gei-mania potesse imitare il contegno dei Francesi attaccati ali loro prammatica sanzione, vi aveva suscitato viva commozione. L prima cura del papa fu di impedire che l’imperatore venisse tira agli interessi dei principi ostili a Roma. La lettera, colla quale pontefice si rivolse direttamente a Federico III, fu composta da’. Cardinal Piccolomini. In essa Calisto si difende contro l’accusa non osservare i concordati e di non tener calcolo delle elezioni d<". prelati. Egli nega la cosa, ma se in tanta quantità di affari commesso qualche sbaglio nelle riserve ed altre provisioni di uffv non bisogna considerare la faccenda siccome fatta di proposit* » Voiot II. 232-233. T>n lettera (lei Mair (in data di Xorimbersa 31 te" sto 1457) è .«tata stampata molte volte: alle edizioni indicate in Archtc. !»r ìUtcrrclch. Clcsch. (XVI, 41(5) vanno nciriunte quelle in Goloart, PoVt. /»«P-(Franeof. 1614) P. XXIII. p. IflROs.; in Fucinai. Script. II, 3S1 s. e 4n ticr Xuntlcn II. 668-664. * Ijettera elei 20 settembre E1457. Anx. Syt.v. Opp. 822 ss. « Malr e il *n" signore», osserva giustamente il Voiot Z di neh r. V. 454), * volevano sem- plicemente spaventare la Curia per farsi comprare da essa a buon pre«'»*-