202 Libro I. Capitolo 3. I Sinodi di Pisa e Costanza. 1409-1417 >1418 . l’imperatore o il re romano, in qualità di protettore delia Chi. fosse obbligato a convocare il concilio.1 Nessuno ha dato espressione a questa idea con maggior energia di Teoderico di Ni-m che probabilmente è l’autore dello scritto « Sui modi di unire e riformare la Chiesa in un concilio ecumenico» (1410), sì a lungo attribuito a torto al Gerson.2 Ivi Teoderico, alla guisa dei Wiclt f-fiani, distingue due Chiese: la particolare e privata Chiesa apostolica e la generale, che come comunità di tutti i fedeli ha ricevuto immediatamente da Dio la podestà delle chiavi. Il suo rappre-tifante, il concilio ecumenico, è pertanto superiore anche al pa:>a. * Zabarella nel 140.1, 11 canonista Italiano Pietro de Aneharano In imi * dissertazione dell'aprile 1405 attribuirono ni re romano 11 «liritto di conv» care 11 concilio ; v. Reich*tag*akten VI, 521, m. 0. Ofr. Bi.imietzkiedkh, ralkonzil 200 ss. ; Fixke, WeltlmpertaUimus und nationale Regungen *»i ‘;-> ieren Mittelaltcr, Freiburg 11)10, 33, 50. a Lo dimostrò M. Lenz, Drei Traktate an* dem Schriftenciiklu* de* K'k*-tanzer Konzil* (Marburg 1870). Pubblicò per prüno qu«‘St’oipera, da un cwl!» dl Helmstttdt, v. im IIardt (I, Pars V, 08-142), che senza ragione alcuna Va disse dl Gerson. Döixiboeb j«er primo (Lehrbuch II 1, 298, n. 1) espresse cotitiv Gerson come autore un dubbio, ehe fu poi pienamente giustificato «lalle Imin gin! dello Schwab (482ss.), il quale ne eonsltlerò autore l’abbate beneik-i Andrea n’Kscon.xR, «letto ambe A. ni Rubcu (.4ntìrea» Hi*panu*; v. Fi> ■ Forschungen 10i>, e:L. Walters. Andrea* von Etcobar [dlas,; MllnsBer 1901U. opinione accolta da Hübler (383, n. 40), da Lorkny. (Ila, SI!)r.) e «la altri. Rocentomente è tornato a difendere l diritti «leU’Kseolmr 11 SagmIìlleb (Il << Jahrb. XIV, 502s.), ma non mi lui jiersuaso: v. in contrarlo anello Wai -■> loc. cit. 27 s. A ragione 11 Fi.vke (Zeit*ehr. f. iee*tfdl. Oexrh. 1897, I. 21'11 tlen fermo al Nleni. Ofr. anche tlist. ZeH*chr. I.XXI, 502 e Stappi r Rtim. Quartal*chr. 1897. 28.1 s. iA. Fritz in Zeit »ehr. f. ice*tfiil. Oe*eh. XXVI (1888), 157 ss. Ritter |>erò (Theol IAtter.-Rl. «11 Bonn 1877. 300) vede n- --i arditi prlnelpll del De modi* la pr«*prletà Intellettuale «Il A. di llawlulf. n * tre Zimmkrmann (25) ptagn all’opinloné «Il I.(_>•/. Non sono valide le rag. fatte valere da Ehi.er contro Te«*lert«*o «*ome autore del trattato; cfr. Fui» Far*ehungen 133s.; 11 vi i t u (I. ISO s.. 509ss.) rigetta come autori sla A. «1-Kscolmr, sia Teoderico di Nlem; 11 De modi* finirmi! ha per autore un teol » «U chiarezza, acntessn e indipendenza di pensiero e d’esposizione, mentre ed scritti riconosciuti del molto meno slgnlfU-ante e intellettualmente indipec-dente TVyxU'rleo «le Xiem lasciano desi« 1«'rare tali qualità ; IIaij.er re!' * probabile (p. 824) che nella forma giunta a noi lo s«*rltto sla stato raee-r-clato, smembrato e forse fornito «11 aggiunte da Teoderico coinè materia’1' a«l esemplo |>er 1 «noi proprll lavori. Gììller in Röm. Quartal*chr. XIX (190ó Goscli. 82s. a nelle dopo Italler non riconoscereblie anc