S«a Bernardino da Siena. _ Martino V 1« (puMJftc«. j|| S no «legni di cenno anche gii sforzi di Martino V per accre-wt-c la divozione al Santissimo Sacri* mento : la bolla da lui e mali « a questo scopo è lina bella testimonianza della aua pietà. ’ A rialzar« il pentimento ecclesiastico doveva servire inoltre il f»ade giubileo fatto tenere dal papa nel 1125. Disgraziatamente a t ri sono state tramandate che notizie motto scarse su questo «r.¡- riante avvenimento e perciò molti hanno creduto che solo uà mero lieve di pellegrini sia questa volta venuto a Roma per . . Ugnarvi la concessa indulgenza plenaria, ma non è coai. In *¿.4 delle sue lettere l’umanista Poggio fa espresse lamentele per T mondazione di Roma da parte dei « barbari ■, cioè non Italiani, at>r»ivi alla festa del giubileo, i quali « avevano riempito tutta la ri ‘a di «porcizie • sudiciume ■. Anche la cronaca di Viterbo narra
ir 'uni in gran numero. Altrettanto fa sapere il contemporaneo A - ¿»«io de TummuHUis.1 NeU'anno precedente al giubileo Roma vide fra le sue mura uno à~i più importanti predicatori e santi del secolo: Bernardino da 9 <*na. Quest’eroe del distacco dal mondo e del sacrificio per gli *tri, — ventenne, nel 1400, anno d una grande peste, egti aveva fi curato gii ammalati. — con potente voce esortò a penitenza ed * «Moramente quella popolazione imbarbarita e corrotta durante •s««za dei papi. La santa vita, la condotta pura • immacolata r arhè U parlare insinuante»! nel cuore del grande predicatore 6 ni lenza, qui come altrove gli fecero ottenere grandi sur cessi. Addi 21 luglio 1424 •. narra il segretario dei Senato, (»fessura. )f» eneto sul Campidoglio un grandioso rogo di cose di vanità e « '«t.iione e appiccatovi il fuoco Pochi giorni dopo però fu * 'melata anche una strega accorrendovi tutta Roou». * bernardino tornò a Roma nei 142* * per giustificarsi avanti al •». presso il quale era stato accusato d’eresia. La cosa di coi 1 TWo «tetta bolla I» RtKU« IO*, a » » »•* IV tal* e vNmm Kaasce <* limai Ari* fwi Dm 11. Il* sa. C*r. r.««w III. HO • Ifcar»-■ *na a; • I*nut.n «d. Tcnro-ti I, « if» aa rt» *a«« M * Xanu wi* ▼*«»«« a i n Trvm ijun Z7. Or An> n IT. • l*»n«m Ila Ili X» Ir fw««dl» Kmmm** «»• «I *0; ni ru-trr ttt «1 wirta« tot nati affati* SaO> I «HlrlU O "•»«•ni la H«w Ma «SI« rana» IMS l*nt«i «Si afSaw. aa-'*n«n» ewa le» Sto««*«» pri IU« «arke Kit««u lui a 1% »«•*«« X. rf» l»«i* Aa *«».»*»«. fr tmmmmm lei.» la (*a) SfwrtrS* « a a«reen#*a* Sm *“*• «*• a«l fm fri ¡»•mpmi* i |ad« ISTSi V •»-*• Htan Ss * Riam ■>** *» «nmrw«« inaisirt I«» «ia*«**attla* aa ha wau narta *»a iU fomiti 4« no ari l«s* • or» hm ih. sa I*