L’opposizione antipapale in Germania e Roma. 72S vembre, essi allora intendevano di « trovar visi » egualmente, «uniti coll’aiuto di Dio a consigliarsi, a trattare e decidere tutto ciò che come a elettori del sacro impero ci spetta e sarà necessario fare per promuovere la disciplina cristiana».1 A questa pretesa l’imperatore rispose con un brusco rifiuto, mentre in un breve al suo nunzio il papa uscì in lamenti, i quali non erano che troppo giustificati. Diceva egli degno di condanna l’appello dell’elettore maguntino, ma non risparmiavasi neanche il tardo Federico III. « Ah ! cuori di sasso », esclamava Calisto dopo aver ricordato la vittoria di Belgrado « ottenuta senza re, senza imperatore, che non ne siete commossi! La nostra flotta ha già alpato col flegato verso Costantinopoli e l’imperatore dorme. Sorgi, Signore, e aiuta il nostro santo proposito ».1 Nella dieta tenuta a Norimberga alla fine del 1456 l’opposizione antipapale cedette per un momento davanti a quella contro l’imperatore. È sicuro, che gli oppositori avevano allora il capo pieno dell’idea di scartare l’imperatore mediante la elezione d’un re romano: loro candidato era Federico I del Palatinato, vigoroso nella ua giovinezza, ma poiché il partito antimperiale si sentiva ancor debole, intanto fu deciso semplicemente, che si tenesse una nuova dieta a Francoforte sul Meno per la domenica ReminUicere (13 marzo) del 1457 ; ivi intendevasi prender consiglio anche sul come fosse da tastare il papa circa il sacro impero e la nazione tedesca».* Anche nella dieta di Francoforte (marzo 1457), contro la luale Federico pose espressamente il suo divieto, non si venne ad energici passi contro l’imperatore. Più minaccioso parve allora il contegno dell’opposizione antipapale. Tutte le sue lagnanze sono riunite nella lettera spoglia d’ogni riguardo, che il dottore Martino Mair diresse ad Enea Silvio Piccolomini nel frattempo nominato cardinale. Il papa, vi si dice, non osserva nè i decreti di Costanza, nè quelli del concilio basileese: non si ritiene vincolato dai patti conclusi dai suoi predecessori e pare che sprezzi la nazione tedesca e che soltanto la smunga del tutto. Non di rado si respinsero senza ragione delle elezioni di prelati, si riservarono benefici e dignità d’ogni sorta ai cardinali e segretarii pontifici. Cosi lo stesso cardinale Piccolomini avrebbe ottenuto una riserva generale su tre province tedesche, la forma della quale è affatto inusitata e inau- » Kankp, Jjeuttche Ctotck. VI. 21. <’fr. Spcyrrltehr Chronik 413-115; JaKk-kx. Rcich*korrc*pondenz II, 331 e ScBB'nM. U. Unir UH ». V. anche Lai.kk. Johann li. roti lindrn 24R. Ottenuta la conferma patitale Giovanni il 27 mas-»in 1457 aderì « all’unione elettorali* dell'anno 144«. che in fondo non ern ('Indiretta contro 11 papa e l’imperatore» (Lai;mi 28). * Ravnai.d 145«. n. 40. * Mf i,t.ER. Rcirh*tag*thratcr OKI ». rfr. GnntAWrr 20; Bjchmakx, Konlffr "uhi 318 ss. ; Kelsscì 71». v c*ciiitf>m* 105».