102 Libro I. Capitolo 1. I papi in Avignone. 1305-1376. samente le difficoltà, che dovunque incontrava; il suo zelo presto s’intiepidì e, come la più parte dei cardinali francesi, suoi com-patriotti, bramò di ritornare alla città del Rodano e al bel paese natio.1 Invano il francescano Pedro di Aragona accennò ad uno scisma, che sarebbe potuto sorgere, quando il papa abbandonasse le tombe degli Apostoli. Nè le suppliche dei Romani, nè l’esortazione del Petrarca, nè la minaccia di santa Brigida, che egli sarebbe morto appena avesse abbandonata l’Italia, valsero a rimuovere Urbano V dalla sua risoluzione; col massimo dolore di tutti i veri amici del papato e della Chiesa ritornò in Avignone (27 settembre 1370), per morirvi poco dopo il suo arrivo (19 dicembre 1370). Appresa la nuova della sua morte, il Petrarca scrisse : «Urbano sarebbe stato annoverato fra gli uomini più gloriosi, se morendo avesse fatto portare il suo -letto dinanzi all’altare di S. Pietro ed ivi fosse spirato con tranquilla coscienza chiamando Dio e il mondo a testimonio, che, se una volta il papa aveva abbandonato questo luogo, la colpa non fu sua, ma degli autori di una fuga così vergognosa».’ Prescindendo da questa debolezza, Urbano V fu uno dei più nobili e dei migliori papi. Specialmente devono menzionarsi con onore i suoi sforzi diretti a correggere il mal costume, sebbene non riuscissero a cancellare le tracce dei disordini inveterati. * Oltremodo triste, sotto più rispetti, erano le condizioni di allora. A cominciare dal secolo X non c’era mai stato da lamentare tanta corruzione di costumi, quale ora generalmente era diffusa. Se si ricercano le cause di questo triste mutamento, si trova che quei malanni in gran parte erano stati provocati dal cambiamento delle condizioni della civiltà cominciato verso la fine del secolo xm. Da quest’epoca in Italia, nei Paesi Bassi, in Francia e Germania, pei cresciuti scambii e commerci si era straordinariamente rialzata l’agiatezza e il modo di vivere di ogni ceto. Dovunque si vide un rapido cambiamento della moda e una sregolata tendenza al lusso e agli stravizi. Il clero, sì l’alto che il basso, fatte poche onorevoli i Kkumont. llricfe 19; cfr. Giteli. Roma II. 950s.. 956ss., '.*12ss. Snll’ope-rositil nlont'afTatto infruttuosa