Il rinsscimento loitorario in Italia e 1« Chi«««. 39 •vii entrò nel terreno della politica ed, a differenza del Savonarola, egli ai tenne sempre sopra i partiti. Dal celebre domenicano «gli differisce anche in questo che mai inveì intemperantemente ontro gli errori delle autorità stabilite da Dio, secolari od ec-c italiche che fossero; parlando di abusi ecclesiastici egli sempre < • 'trvò forma conveniente e dignitosa e il rispetto dovuto ai superiori spirituali.1 Avea caro sopratutto di parlare della B. V.; i suoi biografi fanno sapere che allora il suo macilente viso irradiava come trasfigurato da luce celeste. Le prediche di san Bernardino sono uniche nel loro genere e ¡tanto le lettere di santa Caterina, dell’altro genio religioso che Sma diede alla Chiesa, ponno starvi al pari. Qui arde lo stesso fuoco dell’entusiasmo, qui risuona la stessa musica dell’antico •haktto senese. Come nessuna riproduzione è capace di ridare l'-ncanto celestiale delle teste del beato Angelico, cosi nessuna traduzione è in caso di rendere la grazia e freschezza, la nobiltà • limpidità del parlare bernardiniano: queste parole come quelle ligure vengono da un altro mondo. Nessuna meraviglia che in grande numero i predicatori del Quattrocento venerassero in Bernardino il loro modello e tipo. Questi rappresentanti d’una riforma prettamente ecclesiastica ^«nno scosso profondamente migliaia e migliaia d’uomini ricon-•• ùendoli a Cristo. Dai pulpiti di questi uomini un fiume di be-«iizione si riversò sull’Italia turbata da selvagge faxioni di partiti: sanguinose contese e vendette, durate per anni, vennero rimosse. ' espiati grandi delitti, convertiti peccatori ostinati. Non *ok> capitò spesso che dopo le prediche di Bernardino si abbrunassero «vanità*, giuochi e ornamenti muliebri, ma in conse-Jfrenza delle medesime vennero anche emanate disposizioni di legge per limitare il lusso, contro l*usura ed altri mali. Più d’una città si cambiò totalmente. Noi credevamo di essere tutti santi, tanto eravamo ripieni di pietà, dice l’ingenuo cronista di Viterbo.* Nè il superbo disprezzo degli umanisti, nò l’avversione largamente diffusa contro i Mendicanti e provocata da membri indegni '• «ti. Ilrroi. S. la S tkntañí Ofwr* I. Itti «I tra** — »fra-ISpMlMI» Mila prati«« fd — llMtrn rW liTHKta fMta •■•I* Vi I ^11— mar la «Hi—»» 41 r»tl«s«. 8 tmtm Mia »aüuM t «laa i» slWti martis fflr saHh* Fini, f tir*sse «a SIMM «a OnM. « ls r«r*a» («na MM»> * Xanu a*uu Trota Sa