289 La lettera pontificia del 18 luglio al duca Orso (1) ne raccolse visibile eco. I termini cortesi e deferenti di questa, ma più risoluti e ammonitori delle precedenti, lasciano intrawedere quanto tenace fosse la volontà del duca di resistere a ogni compromesso, anche se conciliativo, imposto da una volontà esterna. Il giudizio ravennate venne meno. I vescovi veneziani, postilla il cronista (2), arrivarono tardi. Quando giunsero, il concilio aveva già esaurito i propri lavori ed era stato sciolto. Sia vera o no la notizia, sta il fatto che le sottoscrizioni dei vescovi veneziani non figurano negli atti del concilio e che della questione veneta non si parlò in quella riunione. I vescovi furono scomunicati, aggiunge il cronista, e, soltanto per interposizione del duca, andarono esenti dai rigori delle censure canoniche : forse non si erano neppur mossi dalle loro sedi, e la crisi restò insoluta. Mancato il giudizio della sinodo, il pontefice non diede ulteriore seguito al dibattito, che poteva e doveva trovar migliore accomodamento in una formula transativa direttamente concordata tra le parti. Auspice il vescovo di Treviso, tra duca e patriarca fu studiata un’ intesa, che permettesse il ritorno alla normalità dei rapporti (3). La posizione del vescovo di Torcello, motivo iniziale del conflitto, restò immutata. Difficoltà canoniche si opponevano ' alla sua consacrazione : ma il patriarca dovette subire la sua presenza, per non sacrificare l’orgoglio del governo ducale (4). Invece, rientrando (1) Monticolo, I manoscritti cit., p. 327 ; M. G. H., Epist., VII, 55 sg., n. 62. (2) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 124 : seri dum episcopi cum dectis tarde et expleia iam sinodo Ravennam venirent, communione a papa privati, duce tamen interpellante soluti sunt. (3) Il patriarca aveva seguito il papa nelle sue peregrinazioni da Ravenna a Bologna, a Parma, a Pavia. Quando questi dopo la morte dell’imperatore Carlo fece ritorno a Roma, il patriarca si separò, e dopo breve dimora a Pavia, proseguì per Treviso, degnamente accolto da quel vescovo, ubi, cum legati# inter ipsum et predictum ducem euntibus tandem pax pristina consolidata esset ecc. (Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 124). (4) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 124 : ea vero ratione ut Dominicus presbiter torcdlensis ecclesie electus, prò quo inter eos discordia fuerat, diebus Petri patriarche episcopali consecratione carerei, in episcopii tamen domo manens, fruendi rebus ipsius ecclesie licentiam haberet. 18