XIX rivolge agli «homines rectores Tergesti et episcopum»;35) un’ altra prova ne dànno le monete che si sogliono chiamare vescovili e che la zecca triestina battè per un secolo, a partire dal 1202.30) Su di una faccia esse recano il nome e l’effige del Vescovo, ma sull’ altra il nome della città e per lo più l’emblema delle torri o dell’ alabarda. Nei primi decenni le relazioni col Vescovo sembrano buone e normali. Nel 1203 vediamo Gebardo riformare, e nel 1213 confermare, in sede di appello, sentenze dei giudici cittadini; ma forse fu un peggioramento dei rapporti che indusse il Vescovo a chiedere nel 1230 all’ imperatore Federico II la conferma del vetusto privilegio di Lotario. Il Vescovo poteva sentirsi minacciato da un canto dall’ attiva politica di restaurazione del Patriarca d’ Aquileia, dall’ altro dal baldanzoso atteggiamento delle città costiere istriane, che pochi anni prima s’ erano strette in lega, costituendo 1’ universitas Histrie ed eleggendosi a capo il veneziano Tommaso Zeno, che s’intitolò Potestas Universitatis Histrie.37) Nel 1236, approfittando della lotta tra il Vescovo e un antivescovo, il Comune strappò all’ antivescovo Giovanni una cessione di diritti sovrani. Il documento che la riporta è molto sospetto per ragioni estrinseche ed intrinseche: per lo meno ne dev’essere stato alterato il testo primitivo: noi possediamo infatti una tarda copia fatta trarre dal Comune nel 1476. Il Vergottini,38) con argomenti sottili e persuasivi, avvalora i dubbi già espressi dal Kandler. Ma ritengo che nelle parti essenziali esso non sia destituito d’ ogni valore e rappresenti un tentativo del Comune d’ ottenere in locazione o in pegno 1’ esercizio di diritti sovrani. Del resto ad attestare il dissidio fra il Comune e il Vescovo s’ aggiunge il fatto che nello stesso anno 1236 fu coniato dalla zecca triestina un denaro, sul quale il Vescovo non figura nè col nome nè coll’ effige, ma è sostituito dal Santo Patrono. Nel 1249 il Comune si arroga la facoltà di conferire feudi; tre anni dopo, secondo il Kandler,39) afferma il suo diritto a un proprio palazzo con torre, simbolo di alta giurisdizione. Di un portico del Comune v’ è menzione già nel 1237. È vero che ancora nel 1253 il Vescovo esercita il suo diritto di conferma dell’ elezione dei consoli, ma per l’ultima volta, chè è del medesimo anno quella che fu chiamata la «magna charta» di Trieste: il patto tra il vescovo Volrico e i consoli Giovanni Ranfo, Vitale di Alborio e Bonifacio del fu Canziano. Già della cessione o locazione ricordata dal documento, sospetto, del 1236 sarebbe stata causa la triste condizione in cui versava il Vescovo, privo di denaro e indebitato verso -un Daniele David, giudeo di Carinzia. Poi,