XXIII intrinseche: l’esiguità delle forze del popolo minuto e degli artieri, la salda organizzazione, l’energia e le tradizioni militari della classe dominante. Del resto, nemmeno le altre città istriane, fatta eccezione per la signoria dei Castropola a Pola, 47) videro svolgersi o attecchire tentativi di signoria, chè troppo presto l’evoluzione della loro vita comunale fu compressa dai marchesi-patriarchi e poi definitivamente da Venezia. Verso la metà del secolo si svolsero le ultime schermaglie tra 1’ episcopato e il Comune. Nel 1342, il vescovo Francesco d’ Amelia iniziò presso la curia d’ Avignone un processo contro il Comune, per certe rendite e balzelli. Il Comune stette sulle sue, esacerbando l’animo del successore di Francesco, Antonio Negri, vescovo dal 1349 al 1369. Pare che il Negri prendesse 1’ offensiva ostentando un’ apocrifa investitura dell’ imperatore Carlo IV, che rendeva irrite e nulle le vendite e rinunzie fatte dai predecessori. Già il Kandler la giudicò falsa. Ma questo documento apocrifo non fu il solo: anzi la guerra tra il Vescovo e il Comune si combattè a colpi di falsificazioni delle due cancellerie: il Comune al privilegio di Lotario, ne contrappose un altro scritto sulla medesima falsariga, con la data posteriore di un anno, e concedente perpetua libertas et franchisia agli uomini di Trieste. E poi, non pago ancora, ricopiò, apponendole la data 949, la cessione fatta al Comune nel 1236 o 37, dall’antivescovo Giovanni. O, per dir meglio, non la ricopiò, ma la alterò e rimpolpò anacronisticamente. Tuttavia, già nel 1352, la cartacea battaglia per síndicos utrimque delectos transacta et composita fuit. Forse per consolarsi dell’ insuccesso, il Negri, assunse nel 1356 il titolo di comes tergestinus. Ambizioso e irrequieto uomo dovette essere questo prelato, che poi, nel 1367, fece a Venezia, riguardo a Trieste, misteriose profferte che il governo della Repubblica di San Marco respinse.48 ) * * * I monumenti più cospicui della vita del Comune trecentesco sono senza dubbie le tre codificazioni degli Statuti, avvenute intorno al 1315 e poi nel 1350 e nel 1365. Non largiti nè concordati, ma posti, cioè emanati dal Comune in virtù della propria indipendente autorità, essi attestano l’affrancazione della città dalla signoria vescovile e il prevalere della tendenza aristocratica. Nella compilazione di statuti, Trieste fu preceduta fra le città finitime da Firano, che conserva brandelli del suo statuto del 1274 e integro quello del 1307.48) Il più antico statuto di Trieste porta nell’ intestazione la data