XXXVII nenza di fatto al Friuli fu spiegata e risolta acutamente dal Leicht: per sanare l’invalidità della sottomissione di Trieste al Patriarca, avvenuta quando essa stava sotto la sovranità veneziana, si sarebbe adottata la fictio iuris di considerarla libera e sovrana, affinchè tale sovranità retroagendo conferisse valore alla sottomissione del 1380.78) Tale fictio iuris ingannò gli storici triestini, che, partendo dalla premessa dell’ indipendenza triestina nel 1382, credettero che la città, timorosa di nuove insidie dei Veneziani, volesse prevenirle, con la dedizione all’Austria. A Carlo Buttazzoni78) spetta il merito d’aver indicato una nuova interpretazione degli avvenimenti dell’ agosto e del settembre 1382; ma il valoroso patriota e studioso triestino non conobbe altri importanti documenti editi più tardi, nè gli anni in cui egli indagava le antiche vicende della sua città consentivano libertà di parola, nemmeno nel campo dell’ imparziale indagine storica. Attilio Tamaro,80) nella sua Storia di Trieste, sfruttando il materiale documentario, ha sfatato la vieta tradizione, caldeggiata dalla politica viennese, e ha dimostrato che un mandatario ambizioso di Leopoldo III, il suo vassallo Ugo di Duino, occupata Trieste con un colpo di mano, la forzò a chinare il capo dinanzi al potente duca. Il preteso atto di dedizione o non esistette mai, come afferma il Tamaro, o non fu un atto di dedizione, ma di riconoscimento del nuovo stato di cose, e perciò fu fatto sparire dalla stessa cancelleria di Vienna; a Trieste non se ne ebbe mai copia, nè alcun indizio che un tale atto, di sì vitale importanza, si serbasse nell’ archivio del Comune. * * * In questi cenni introduttivi, che mirano solo a seguire l’evoluzione e a tracciare i lineamenti della costituzione comunale di Trieste, non possiamo che accennare o riassumere gli eventi storici in quanto si ripercossero sul-l’autonomia e sugli organi del Comune. Basti perciò rammentare che il «brevelegium» o privilegio — così lo chiama Giusto di ser Nicolò, cameraro, nel suo quaderno (settembre-dicembre 1382) — onde il duca Leopoldo III fissò i patti della sottomissione di Trieste, lasciava alla città libertà amplissime; tanto che poteva parere fossero tornati i tempi di prima del 1369. Pago di nominare il capitano che teneva le veci dell’ antico podestà, di esigere la metà delle pene pecuniarie e una parte dei dazi e di riservarsi il diritto a un censo annuo, il duca non solo lasciò sussistere tutti gli organi del Comune, mantenendo al Consiglio la facoltà di legiferare e ai magi-