Sul teatro di Cèchov 41 è caratterizzato nei suoi particolari, ma dal fatto di trovarsi in quelle date circostanze. È per questo che tanta importanza nel suo teatro spetta agli artisti. Così per esempio : « Le tre sorelle » che alla lettura piacciono poco, messe in iscena dalla compagnia d’arte di Stanislavskij produssero un impressione enorme; certi dettagli, certe osservazioni, non d’ ambiente, ma psicologiche ricevettero una luce che la semplice lettura non può dar loro. « Lo zio Vania » che anche alla lettura produce così viva e profonda impressione, sulla scena, al dire dei critici più severi, trasfonde con una efficacia senza eguali, la malinconia tetra nella quale si immerge il povero Voinitskij dopo la partenza di tutti gli ospiti. Certamente, dato il carattere tutto statico della loro natura relativamente al soggetto, una cattiva interpretazione toglierebbe loro la possibilità di esistenza. Mancando dei marcati contrasti di luci e d’ombra nell’ intreccio, i contrasti di luci e d’ombre dei caratteri debbono essere vivi, reali, sentiti. Ecco dunque perchè il realismo del Teatro d’arte è quello che più si prestava alla interpretazione dei drammi di Cèchov e più rispondeva all’ indole moderna dello spettatore intelligente. La difficoltà era sentita dagli stessi scrittori; come essa venisse superata ci ha già detto in principio il Bertenson; di quale forza e fede bisognava essere animati ci dice nei suoi ricordi, già citati, la Knipper-Cèchova : « Rappresentare Cèchov è molto difficile ; e non basta essere buon artista e recitare la propria parte con maestria. Bisogna amare, sentire Cèchov, bisogna sapere imbeversi di tutta P atmosfera di quella data zona di vita, ma sopratutto bisogna amaré 1’ essere umano, come lo amava Cèchov, con tutte le sue debolezze e i suoi difetti. Soltanto quando l’anima si colma di questa commozione, quando