LA BULGARIA NEL DOPOGUERRA La Grecia, forse accecata dalle sventure asiatiche, colse l’occasione per risolvere la difficile e costosa questione delle minoranze bulgare e decise di espellerle subito tutte, sospingendole oltre confine, nel territorio dello Stato bulgaro. E questo fu fatto mentre a migliaia rifugiati greci dall’Asia Minore affluivano nel porto di Salonicco. Restavano da mantenere i patti economici che la S. d. N. aveva stabiliti e che in vero fece di tutto per far rispettare; ma le trattative andarono in lungo e parzialmente sfumarono in rinvìi. È facile immaginare lo stato di fatto risultante presso i confini per lo scempio cui diede luogo l’esodo forzato di tanta misera popolazione; ora passati ven-t’anni, grazie agli sforzi dei due Stati, un assestamento pare raggiunto, ma il ricordo durerà eterno fra le popolazioni bulgare d’oltre confine, quelle rimaste sul luogo a contemplare le antiche terre degli avi a loro tolte iniquamente e distribuite a popolazioni nemiche da secoli (i). (i) I rapporti fra Bulgaria e Grecia nell'immediato dopo guerra e per molti anni ancora risentirono naturalmente la ripercussione di tanto astio, manifestantesi in un continuo stato di guerriglia sui confini. Il 19 ottobre del 1925 un incidente di frontiera, neppure fra i più gravi, indusse il governo greco (Pangalos) ad invadere improvvisamente la Bulgaria. Un intero Corpo d’armata (cui seguirà poi un secondo) fu senz’altro mandato ad occupare Petric, nella Macedonia bulgara, quale supposto luogo di concentramento dei comi-tagi. La stampa di Atene appoggiò il governo. La Bulgaria non reagì ma ritrasse ordinatamente le sue truppe ed immediatamente fece appello alla S.d.N. L’esercito greco, facendo anche inutile uso del cannone (che produsse una cinquantina di vittime) penetrò in 247