Questo pregiudizio di scuola, ai danni dei maestri veneziani, fece sì che, nella formazione delle grandi collezioni di disegni, nei secoli scorsi, i veneziani fossero trascurati e misconosciuti, e si può dire che solo negli ultimi anni, specie ad opera del barone Yon Hadeln, il materiale prezioso dei disegni veneziani, dal quattrocento in poi, sparso nelle collezioni di tutto il mondo, sia stato convenientemente esplorato e posto in valore. Le qualità sopraccennate, che caratterizzano, in massima, il disegno veneziano, si accentuano, naturalmente, nella produzione settecentesca e particolarmente in taluno dei maggiori nostri pittori di questo secolo, in cui più chiari appaiono i segni del precorrimento impressionista. Abbiamo, con ciò, già fatto il nome di Francesco Guardi. Il nucleo più importante dei suoi disegni è oggi quello conservato al Museo Civico Correr, di Venezia, e la larga scelta, esposta nelle sale della mostra settecentesca, è sufficiente a dare un’idea della singolare ricchezza ed importanza di questa collezione. Essa gioverà non solo a meglio comprendere, nelle sue fasi successive, l’attività di questo mirabile realizzatore dell’ambiente veneziano, Francesco Guardi: S. Luca (Museo Civico di Venezia). ma anche ad uno scopo più pratico. Collezioni nostre e straniere, particolarmente quelle di più recente formazione, sono invase purtroppo da una fungaia di disegni pseudo-guardeschi, che calunniano l’arte del Maestro. L’esposizione dei disegni del Museo Correr, e d’altre raccolte, tutti d’indubbia autenticità, varrà, mediante l’opportunità e la facilità del raffronto, a rendere più guardinghi gli amatori e gli esperti, e a dimostrare che l’apparente scioltezza ed agilità impressionistica del Guardi, se hanno allettato i mistificatori, in realtà presentano all’imitazione un ostacolo assai più poderoso della rigidità stilistica e della correttezza accademica di molti altri disegnatori. Guardi figurista, animatore di folle, realizzatore magico dell’atmosfera veneziana, perennemente mutevole ai giuochi di luce e d’ombra dei riflessi acquei e delle nuvole errabonde, pronto a cogliere le più fuggevoli parvenze ed i più sottili contrasti di toni, narratore arguto, nelle inimitabili macchiette che popolano le sue tele, della vita veneziana settecentesca, fantasioso e romantico (la gondola perduta nelle brume lagunari, del Poldi-Pezzoli di MUano, è una concezione demussetiana), è già tutto in questi rapidi, impetuosi, vivacissimi suoi disegni che ora appaiono sviluppati appieno, ora Pietro Longhi: Suonatrice di nacchere (Museo Civico di Venezia).