si sgolano nella fatica della nota tenuta e i soprani si abbandonano all’esercizio del piìx fiorito virtuosismo e intrecciano gorgheggi e vocalizzi facendo cader le note come cascatelle di perle durante ii silenzio dei violini, che al primo svolazzo si sono ammutoliti come dinnanzi a un prodigio e attendono col tallone dell’arco pigiato sul cantino di accogliere l’ultima goccia della fontanina entro la piena di un accordo sonoro. Forse solo durante il silenzio dei violini taceva il bisbiglio dei palchi; ma appena finito ricominciava il baccano. Il pubblico allora, racconta il Molmenti, non si accontentava di festeggiar la diva con uno scroscio di battimani, ma con le espressioni più tenere e lusinghiere: