campo biltà, e con numeroso concorso di ufficiali e soldati, percorreva tutte le Mercerie, ricca-mente e elegantemente adornate dai bottegai. Spari di mortaretti e di cannoni, ritratti, versi stampati e appiccicati lungo il percorso, pubblicazioni storiche varie, salutavano il Procuratore, che era consuetudine ricevesse alla sera, nella sua abitazione, le più cospicue persone della città. Chiassosa, spettacolosa era anche la presa di possesso del Castaido Grande e Governatore de Popoli Nicolotti Pescatori, come veniva ufficialmente chiamato, quantunque nell’uso fosse comunemente detto il Doge dei Nicolotti. Eletto dai pescatori della comunità di S. Nicolò e di S. Raffaele, godeva, per una vecchia legge del 7 ottobre 1360, speciali privilegi, di guisa che vestito come il cavaliere del Doge, con ampia veste ducale chermisina, in berertta di gentiluomo, ma con la parrucca nera e rotonda, preceduto dal vessillo di S. Nicolò, da tamburi e da trombe, e accompagnato dai maggiorenti e dagli amici, si recava, tra lo sparo dei mortaretti, fino al Palazzo lineale, per rendere omaggio al Serenissimo, che l’abbracciava e lo baciava, confermandolo così nella carica a cui era stato chiamato dalla fiducia dei pescatori. La rumorosa processione attraversando tutta la città, tappezzata di poesie in lode del nuovo Castaido, faceva accorrere il popolo non mai sazio di pubblici divertimenti. Oltre a tali festeggiamenti ai quali prendeva parte la intera popolazione, altri più particolari svolgevansi per ogni « campo » della città, dove i giocolieri piantavano spesso le tende. Ma la Piazzetta e la Piazza San Marco erano, naturalmente, i punti preferiti. Nel 1759, presso il Broglio, due ciarlatani, su due palchi non molto distanti l’uno dall’al-altro, andavano recitando commedie, eseguite da istrioni su un palco e sull’altro da ben maneggiati bambocci. C’era gara tra i due, e la folla si indugiava celiando e facendo chiasso fino a tarda ora. La cosa non poteva garbare al Governo, che precettava le due parti a terminare più sollecitamente le loro rappresentazioni tragicomiche alle quali assistevano uomini e donne di nobile non che di ogni altra condizione di persone, secondo la moderna libertà ed abuso di troppo dilatato. Gli spettatori non saranno certamente riina- ><■ 80 --