190 UMBERTO URRANAZ - URBANI e dedicali dall’Andric a coloro che nella guerra mondiale lutto hanno perduto, anche In gioia e la serenità dell'animo libero, anche l’ultimo dono del destino, il coraggio della disperazione. « lo vivo fra selvaggi sudici e ignoranti. Questa genie incivile, secondo la mia profonda convinzione, non potrà mai divenire civile, perchè quel brieciolo di spirito e di senno che possiede, la rendè pili refrattaria a qualsiasi tentativo di civiltà». Così scriveva al barone Durmajs il nobile croato Ledeuik. educalo nei collegi militari dell'impero degli Absburgo e vissuto nella società viennese, già ufficiale dei dragoni, ma che, in seguilo a varie avventure, fu condannato a stabilirsi in quella disgraziata borgata ili Kasaba, sepolta fra le montagne, incassata fra i letti di due fiumi, flagellata d’estate dalla siccità, da geli improvvisi in primavera, da inondazioni nell'inverno. L’orizzonte di Kasaba era chiuso, la terra sterile, il clima capriccioso, frequenti le scorrerie e le, guerre. Tutto ciò aveva scolpito già nei bambini un’impronta bellicosa e maniaca. A venticinque anni, gli uomini erano maturi per la vita a Kasaba: cupi, curvi, muscoli e vene e sguardi aguzzi, taciturni. pensierosi. Invecchiati anzi tempo, vivevano ancora una cinquantina di anni e non si cambiavano piti: divenivano un poco più grigi e un poco più cuni.